È da un decennio buono che l’idol-system giapponese sta vivendo un periodo di riflessione e reimpostazione, non tanto ai piani alti, dove si continua a mietere risultati da capogiro con formule che non conoscono obsolescenza, quanto a livelli midstream/underground, che consentono maggiori possibilità di manovra e input creativi più liberi. L’immaginario caramelloso comunemente associato allo scenario ha assistito a forti impulsi alla decostruzione e al rilancio, scoprendo una maturità e un’autoironia totalmente inconsuete.
Non che le Philosophy No Dance (conosciute all’estero come The Dance For Philosophy) siano una girl-band con ambizioni avantgarde, la loro ricetta anzi è quanto di più pop possa esistere, rispetto però alle carovane mainstream sprizzano classe e consapevolezza da ogni poro, rientrando meritatamente nel novero dei progetti “post-idol”. Estetica rétro, testi che coniugano l’ordinario ai massimi sistemi, sensibilità musicale che pesca tanto dal city-pop dei tempi d’oro quanto dal funk/acid-jazz contemporaneo e di fine millennio, coordinazione e caratterizzazione vocale di grande lucidità: al quartetto non manca nulla per essere il protagonista di uno stile sbarazzino e accattivante, che in “Excelsior” mostra il miglior lato di sé.
Anche a costo di qualche concessione ai modi della ballata sentimentale (il romanticismo svenevole di “Heuristic City”, la risaputa sequenza di accordi che anima “Shall We Start”) l’album si mostra compatto e costante, zeppo di arrangiamenti fluidi, esecuzioni di pregio, interpretazioni decise, tanto nei vari frangenti solisti che nei momenti di gruppo. È un profilo realizzativo grazie al quale il disco scorre fresco come una bibita, con cui le quattro ragazze danno prova della loro sinergia, giocata su forti contrasti timbrici (si passa dalla dolcezza virata in chiave kawaii a un contralto profondo, vicino alle roche performance di UA) e un ottimo ventaglio espressivo, ben oltre il monocromatismo di diversi progetti consimili. A tal riguardo è anche il versatile comparto sonoro ad accentuare le ottime vie di fuga delle interpreti, a dar loro un sostegno preciso per ogni evenienza.
Dal riadattamento del city-pop ottantiano di “Logic Jump” (ottima la segmentazione di bassi e synth) all’inserimento di volata nel nuovo contesto acid-jazz (difficile non sentire echi dei Suchmos o dei Sakanaction nelle trame funktroniche di “Free Your Festa”) l’organico strumentale si rende accattivante in ogni istante, sa come coniugare l’attitudine vintagista del progetto alla più stringente contemporaneità sonora, in un gioco di rimandi che ne testimonia la personalità.
A comprendere i testi si evidenzierebbe anche la particolarità d’approccio dal punto di vista lirico (non che titoli come “Parrhesia” o “Supervenience” lascino troppo spazio all’immaginazione). Anche in assenza di un riscontro testuale, “Excelsior” non ha difficoltà a rivelare la sua buona fattura, l’eleganza di una girl-band che occupa la sua nicchia espressiva con pienezza di intenti. Idol? Sì, ma decisamente sui generis.
03/10/2019