Queensr˙che

The Verdict

2019 (Century Media) | heavy-metal

Dopo quasi quattro anni dall’ultimo album, tornano i Queensryche, attraversando l’ennesima evoluzione della loro carriera. Parliamo tuttavia di mutamenti sociali piuttosto che artistici, in quanto la pausa dalla band annunciata dallo storico batterista Scott Rockenfield nel 2017 dà tutta l’impressione di essere definitiva, mentre “The Verdict” tutto sommato rimane fedele al ritorno alle sonorità del glorioso periodo ottantiano dei ‘ryche.

Diretto e di impatto sembra il leit-motiv di questo nuovo lavoro, spingendo ancor più lontana la componente più cerebrale della musica di coloro che sono considerati tra gli ispiratori del movimento del metal progressivo. In buona parte l’intento è raggiunto: 10 tracce per 45 minuti che scorrono l’una dietro l’altra con facilità, proponendo composizioni asciutte, aggressive e melodico-centriche.
Sono lontani, lontanissimi i tempi delle digressioni filosofiche di brani come “The Art of Life” - senza scomodare mostri sacri dei gloriosi tempi che furono come “Anybody Listening?”, vette ormai irragiungibili da troppo tempo per la band di Seattle - e chi si aspetta quel tipo di approccio rimarrà inevitabilmente deluso. I Queensryche di oggi, quelli di Todd La Torre ormai membro affermato dopo lo scisma con la personalità difficile di Geoff Tate, sono una nuova-vecchia band che vuole riabbracciare a sé quei fan della prima ora affezionati all’heavy metal graffiante che va da “The Warning” a “Operation: Mindcrime”.

L’effetto di una cover band di sé stessi è dietro l’angolo, un po’ per lo stile vocale di Todd che suona inevitabilmente speculare a quello del suo illustre predecessore nel timbro, nelle scelte vocali, nel modo di enfatizzare i molti acuti con cui adora spingere le sue corde vocali (risultando occasionalmente sguaiato come nell’opener “Blood Of The Levant”). Sicuramente anche il ricalcare spesso soluzioni stilistiche ormai canonicizzate e fortemente legate al passato della band porta a brani di certo godibili ma anche molto di maniera. Per fortuna tutto ciò rimane comunque in limiti accettabili, per questo “The Verdict” resta tutto sommato un ulteriore episodio positivo nella nuova carriera della band, grazie anche ad alcune vette che riescono a rivelare i lampi di cui sono stati capaci Wilton e soci. Ad esempio, in “Man The Machine” tutto funziona come si deve, le esagerazioni vengono tenute a bada e ritroviamo quella capacità melodica fatta di fraseggi e giochi con le pause che rende inconfondibile e soprattutto naturale l’impronta della Regina del Reich. Stesso discorso per “Inside Out” dove nella sezione strumentale al centro del brano Wilton sfoggia le proverbiali doti solistiche, ben supportato dal compagno di strumento Lundgren.
E La Torre? Tralasciando i soliti paragoni, la sua esuberanza resta comunque nel bene e nel male il valore ritrovato della band e le sue spalle sembrano reggere anche il secondo carico da novanta che si è preso, non deludendo come sostituto alle pelli di Rockenfield. Particolarmente riuscito il suo doppio ruolo in “Bent”, pezzo grezzo e cattivo come non si sentiva da tempo.

“The Verdict” è un disco riuscito? Sostanzialmente sì. Aggiunge qualcosa di davvero significativo alla lunga carriera dei Queensryche? In fin dei conti poco. I Queensryche sono oggi una band che entra in studio con buoni propositi e impegno ma l’impressione - dal 2013 ad oggi - che si siano assestati su un rassicurante, innocuo e autocompiaciuto revival, per quanto dignitoso sia, continua a essere difficile da scacciare.

(25/07/2019)



  • Tracklist
  1. Blood of the Levant
  2. Man the Machine
  3. Light-years
  4. Inside Out
  5. Propaganda Fashion
  6. Dark Reverie
  7. Bent
  8. Inner Unrest
  9. Launder the Conscience
  10. Portrait
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