Shura

Forevher

2019 (Secretly Canadian) | synth-pop, soul-pop

La storia del pop è sempre stata contrassegnata dal successo di artisti che nella loro musica hanno intercettato la sessualità giovanile (nell’accezione più ampia e non solo fisica). Duran Duran, Madonna, Michael Jackson e, a dirla tutta, anche i Beatles devono il loro status di popstar anche a questa empatia emotiva.
Quando nel 2014 Shura (Alexandra Lilah Denton) con la complicità di Joel Pott (Athlete) ha messo a punto il singolo “Touch”, la magia del pop si è rinnovata, intercettando questa volta la moderna generazione fluid sex e Lgbt. Con un algido tocco synth-pop anni 80, un video costruito su una sequenza di baci tra coppie sessualmente variegate e un moderno mood introspettivo, Shura si è guadagnata un posto di rilievo nella musica pop, rinsaldato da un esordio maturo e consapevole e uno stile che per alcuni versi rappresenta l’alter-ego queer di Lana Del Rey.

Il difficult sophomore album giunge a tre anni di distanza, con un cambio d’etichetta (dalla Polydor/Universal alla Secretely Canadian) che offre una prima indicazione sulla direzione artistica di “Forevher”. Un raffinato tocco soul e un romanticismo dai connotati spirituali caratterizzano le undici nuove canzoni dell’artista inglese; i ritmi sono sempre frizzanti, meno sintetici e mai eccessivi, con uno stile pop piacevolmente retrò.
Restano in prima linea i riferimenti a Janet Jackson e Madonna, evidenti nel delizioso uptempo r&b di “The Stage” o nella provocazione di “Religion (U Can Lay Your Hands On Me”), quest’ultima destinata a raccogliere il testimone della celebre “Touch”.
Con “Forevher” l’artista mette in gioco non solo il lato glamour, ben rappresentato dalle groovy e sensuali “Side Effect” e “BKLYNDLN”, ma anche quello più intimo. Shura allarga gli orizzonti catturando suggestioni cantautorali alla Carole King (“Flyin’”) o Elton John (“Tommy” e la già citata “The Stage”), romanticismo e sentimentalismo vanno di pari passo, graziati da arrangiamenti meno algidi, synth vellutati, ritmi più naturali e raffinatezze pop contornate da testi arguti (“Princess Leia”).

Non tutto funziona però alla perfezione: la linearità dei testi e il languore che si impossessa del corpo centrale dell’album alimentano qualche dubbio sulle possibili evoluzioni future di un sound che paga un grosso tributo a una delle stagioni pop più controverse, gli anni 80. Con un paio di melodie più incisive e una varietà meno forzata, “Forevher” avrebbe permesso all’artista di entrare definitivamente nell’olimpo della moderna pop music. La sensazione è che le innovative premesse concettuali (l’amore nell’era Lgbt) non trovino un riscontro all’altezza nella sonorità a tratti prevedibili e normalizzate.
Resta comunque un ascolto più che amabile, mai tedioso, anzi, con alcuni spunti decisamente coraggiosi, come il pop psichedelico che chiude egregiamente l’album, “Skyline, Be Mine”, che congiuntamente a quei tre o quattro episodi di rilievo sopracitati, tiene salda la curiosità per le future gesta discografiche della cantante inglese.

(03/09/2019)



  • Tracklist
  1. That's Me, Just A Sweet Melody
  2. Side Effects
  3. Religion (U Can Lay Your Hands On Me)
  4. The Stage
  5. BKLYNLDN
  6. Tommy
  7. Princess Leia
  8. Flyin'
  9. Forever
  10. Control
  11. Skyline, Be Mine




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