Willie Peyote

Iodegradabile

2019 (Universal Music Italia) | rap, songwriter

Se la memoria è corta, è un lungo déjà-vu
Ma se la storia torna finite a testa in giù

Sempre più abile nel criticare società e poteri forti, girare il coltello nella piaga e sfottere chiunque, Willie Peyote è tornato con il suo nuovo disco “Iodegradabile”, in cui fa una panoramica dell’Italia dalla politica agli influencer, non risparmiando proprio nessuno, a parte il compianto Mango.

Il disco si apre con una intro che, attraverso la suadente voce di Nicoletta Diulgheroff, abbraccia l’ascoltatore e lo mette a proprio agio, se non che già dalla traccia successiva, “Mostro”, Willie ci fa alzare dalla nostra comoda poltrona con vista caminetto per regalarci una doccia ghiacciata. Il tema della canzone è la disinformazione cronica come grave problema della società italiana: “Non serve trovare delle soluzioni/ Se riesci a trovare un colpevole/ Sbatti il mostro in prima pagina/ E spera sia solo e sia debole”. Ecco che vengono tirate in ballo le fake news in stile “Buongiornissimo un caffè”, tra una critica al “Governo del Cambiamento” (il geniale riferimento a "Quello più scemo coi ricci e gli occhiali" che "un po' mi somiglia" farà la felicità dei memers di tutto il paese) e l’istigazione all’emarginazione del diverso cui tutti siamo quotidianamente sottoposti. “Sbatti il mostro in prima pagina”, ripete Willie in maniera ossessiva, citando l’omonimo film di Bellocchio del ’72: chitarroni rock distorti e batteria martellante per partire carichi e iniziare a creare scompensi fin dalla prima canzone.

Il successivo “La tua futura ex moglie”, primo singolo estratto dal disco, “è forse il mio primo pezzo d’amore, almeno il primo in cui non faccio il preso male”, spiega Willie sul suo profilo Instagram. E, in effetti, il cinismo misto rassegnazione a cui ci aveva abituati con pezzi come “I cani”, “Ottima scusa” e “Vendesi” sembra scomparire per lasciare il posto a una serena rassegnazione affiancata dalla solita, deliziosa ironia: “Di questi tempi è già qualcosa avere mezza idea/ La gente più è stupida e più procrea/ E una statistica così non può che peggiorare/ Dovremmo fare un figlio noi solo per compensare”. Una base pop ritmata e leggera che vede il rapper mettersi a nudo come mai prima, con le sue paure e i conseguenti (paraculi) versi: “Ok proviamo ma usciamone indenni”.
Con “Quando nessuno ti vede” arrivano i ritmi funky ma il registro non cambia: la nostra società, consumistica e superficiale, è sempre al centro di una narrazione critica, che riporta alla mente a tratti i dialoghi del film “Perfetti sconosciuti” di Genovese (“Sembra una bomba ad orologeria/ Se lei leggesse la cronologia/ Se vi scambiaste il cellulare entrambi/ Chi siete quando non ci sono gli altri?”). Stesso discorso per la seguente “Catalogo”, che accende i riflettori sull’obsolescenza programmata e la nostra, sempre più falsa, vita messa in vetrina sui social (“Ma sei triste pure troppo/ Mentre filtri l’obiettivo/ Pensa a quanto sei triste dal vivo”).

La perla del disco è però “Mango”, un pezzo che critica tutto e tutti: la politica, la musica italiana (“I Cani hanno inventato l’indie/ Quindi ora tutti lo fanno da cani”) e gli (aspiranti) influencer, incitando l’ascoltatore a dare il proprio contributo per migliorare questo mondo orrendo. “Capisco lo sforzo ragazzi ma serve qualcosa più forte di un meme/ Più forte di un disco, di una petizione/ Di andare da Fazio a fare il santone/ Serve rischiare e sporcarsi le mani/ Se oggi non basta rifarlo domani poi dopodomani e così all'infinito”. E pure Guglielmo la sua comparsata da Fazio l’ha fatta, dunque anche l’autoironia è presto servita. Per tutta la canzone il ritmo è calmo e disteso, mentre le parole del rapper si rincorrono veloci quasi lasciandolo senza fiato, e il finale arriva come un’esplosione, una bomba terribile che ha il suono di una chitarra incazzata.
A “Semaforo” il compito di chiudere il disco, attraverso un siparietto romantico che contrappone una relazione fatta di dialoghi perfetti e plasticosa routine a una che “Usciamo entrambi dal locale col bicchiere in mano/ Li troverò sul comodino quando ci svegliamo/ Mi ricorderanno subito perché ti amo/ Le nostre turbe stanno bene insieme, le abbiniamo”.

Willie è una ventata di aria fresca, anzi ghiacciata, dritta in faccia. In un mondo musicale dove si parla sempre più di sole-cuore-amore, la contemporaneità (politica, umana, sociale) viene messa sotto a una potente lente di ingrandimento, criticata e attaccata. “Iodegradabile” ci obbliga a uscire dalla nostra comfort zone, a fare i conti con tutto lo schifo che ci circonda, col nostro essere inetti, inadeguati e immaturi. Disturba a livello di narrazione e anche musicale, con suoni distorti e martellanti alternati a un groove fintamente spensierato. Willie è onesto e diretto  (“Sono troppo vecchio per certe stronzate/ E in fondo sono solo un rapper, cazzo vi aspettate?”), è moderno e aggiornato, parla ai giovani per costringerli a porsi domande. E ce la fa, questo disco risveglia tanti interrogativi: sulla società, sul futuro, su ciò che è giusto e sbagliato, sui paradossi della nostra contemporaneità. Il problema è che poi occorre trovare le risposte.

(09/11/2019)

  • Tracklist
  1. Intro
  2. Mostro
  3. La tua futura ex moglie
  4. Quando nessuno ti vede
  5. Catalogo
  6. NCQ skit
  7. Che peccato
  8. Miseri
  9. Cattività
  10. Mango
  11. Equitalia skit
  12. Semaforo


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