Sleater-Kinney

The Center Won't Hold

2019 (Mom + Pop) | alt-pop-rock

Due notizie hanno anticipato “The Center Won't Hold”, il nono disco delle Sleater-Kinney (primo per Mom + Pop). La prima è l'addio di Janet Weiss, comunicato via social a ridosso della pubblicazione: “Le ragazze stanno andando in una nuova direzione ed è giunto per me il momento di voltare pagina”.
Riguardo tale direzione, subentra la seconda notizia: la scelta di St. Vincent alla produzione. Una scelta importante: a quattro anni dal graditissimo ritorno con “No Cities To Love” e con una carriera storica alla spalle che le ha elette come paladine dell'alternative rock più scatenato, le riot grrrls optano per un rinnovo stilistico. Qui parte il solito dibattito: giusto cambiare, provare nuove vie magari rischiando e incappando in qualche passo falso, o ripetere la stessa solita recita sperando in un sicuro gradimento? Iniziamo l'ascolto e vediamo cosa ci riserva “The Center Won't Hold”.

Il tocco della Clark si sente: i brani sono avvolti da una veste più sintetica e scintillante, fornendo gli scorci più melodici della produzione targata S-K. I cambiamenti si palesano subito, con l'omonima traccia d'apertura. Ripetuti clangori metallici intrecciati a distorsioni e un incedere di voci e cori: poi tutto viene spazzato via dalla foga inarrestabile di Corin Tucker (recentemente apprezzata anche nel secondo disco dei Filthy Friends) inseguita degnamente dal resto degli strumenti.
Dal punto di vista compositivo, degli scambi vocali e chitarristici tra Carrie Browstein e la Tucker, ecco i momenti più pop: “Reach Out” e soprattutto “Can I Go On”, la canzone più spiazzante al primo impatto, mentre il synth-funk di “LOVE” è il tratto più marcato della mano di St. Vincent.
Il tutto – fortunatamente – senza che le Sleater-Kinney rinuncino a un grammo della loro trascinante energia e ispirazione. Proseguendo, “Restless” è uno dei passaggi più deboli; molto meglio la tesa “RUINS”. A spiccare nella tracklist ci pensano i primi due splendidi singoli “Hurry On Home” e “The Future Is Here”; a completare il podio, la fragorosa “Bad Dance”.

Sempre fedeli alla vocazione di fondere pubblico e privato, sociale e universale, le Sleater-Kinney propongono un album tematicamente molto fisico, quasi corporale. “Il centro non regge” è il corpo della donna, l'equilibrio di ogni individuo costretto a fare i conti con una contemporaneità che porta al collasso: “There's nothing more frightening and nothing more obscene/ Than a well-worn body demanding to be seen/ Fuck!”(“LOVE”). Dove la “missione” della band tocca il vertice più alto è proprio nel gran finale “Broken”, sentita ballata al pianoforte incentrata sulla vicenda di Christine Blasey Ford.

Che sia l'effettivo inizio di una inedita via non lo sappiamo: per il momento “The Center Won't Hold” è il lavoro in cui le Sleater-Kinney hanno sperimentato di più, fornendo esiti sempre degni della loro grandezza.

(28/08/2019)

  • Tracklist
  1. The Center Won't Hold
  2. Hurry On Home
  3. Reach Out
  4. Can I Go On
  5. Restless
  6. RUINS
  7. LOVE
  8. Bad Dance 
  9. The Future Is Here
  10. The Dog/The Body
  11. Broken




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