Bad Bunny

YHLQMDLG

2020 (Rimas) | reggaeton, latin trap

Cosa possiamo farcene di una musica da party sfrenato quando siamo obbligati a stare tutto il giorno chiusi in casa? L’emergenza sanitaria e sociale che stiamo vivendo in questi giorni tragici ci sta costringendo a riconsiderare alcuni aspetti della nostra quotidianità, tra cui il reggaeton. Pensateci, negli ultimi cinque anni è stato parte dell’atmosfera di qualsiasi luogo godesse di un impianto di filodiffusione, dai supermercati alle nostre macchine, dai locali alle nostre case: in altre parole, è stato ovunque, fuori e dentro le nostre vite. Con quella cassa sbilenca che spinge dritta al bassoventre, il reggaeton è sempre stato un’irresistibile chiamata alle danze, e nei momenti peggiori, quando il freddo ci teneva bloccati in casa, ci permetteva se non altro di immaginare l'imminente ritorno alla spensieratezza, quando di nuovo avremmo potuto scegliere se recarci in quel locale per tamarri giù alla spiaggia, o al contrario in qualche Circolo Arci dove coltivare fieramente la nostra alterità verso certe becere mode pop.

Ma la quarantena, per forza di cose, smorza lo spirito di una musica pensata per il genuino divertimento quale è il reggaeton. L'ho capito la prima volta che ho potuto ascoltare il nuovo album di Bad Bunny, intitolato “YHLQMDLG"; non ero a casa dei miei amici, ma da solo in camera con le cuffiette alle orecchie. La prima traccia che ho ascoltato è stata “Si Veo a Tu Mamá”, una canzone di esemplare frivolezza di quelle che Sfera Ebbasta non indovinerà mai, forte di una bella melodia avvolta in una leggera brezza cloud-rap. Con la seconda, “La Difícil”, è entrata la cassa reggaeton, e ancora una volta Bad Bunny ha dimostrato di saper portare a casa un buon pezzo di genere grazie a quel suo innato istinto per la melodia appiccicosa. La stessa buona, a volte buonissima, commistione di beat e melodia ha accompagnato l’ascolto del terzo brano, e del quarto, e del quinto, fino al ventesimo (“<3”), quando El Conejo Malo ha deciso che era giunto il momento di congedarsi, si è quindi rischiarato la voce e ha cominciato a snocciolare rime di gratitudine verso tutti per due minuti e mezzo.

In realtà, ci sarebbe un discorso di progressismo alla base della musica di Bad Bunny che, un po’ per barriere linguistiche e un po’ per limiti culturali, tendiamo a ignorare. Forse non tutti sanno della storia di maschilismo che si porta dietro il reggaeton, da far impallidire il più trucido rap americano, ed è proprio contro questi stereotipi tossici che si scaglia la rivoluzione del rapper portoricano. Coinvolto in prima linea nelle battaglie per i diritti civili e contro l’oppressione delle minoranze (si pensi alla sua recente apparizione da Jimmy Fallon), Bad Bunny è sicuramente la più impegnata e radicale tra le popstar latine. E il suo impegno sociale trasuda anche dalla coatta e trascinante energia dei suoi pezzi, in particolare in canzoni come "Yo Perreo Sola" e "Bichiyal", che col loro lessico schietto ma maturo restituiscono alla donna quella femminilità forte e emancipata che non era nemmeno mai stata contemplata da altri pionieri del genere.
Srotolato dal suo acronimo, il titolo del disco si rivela essere "Yo hago lo que me da la gana", ossia "faccio quel che mi pare", quasi una dichiarazione di intenti nel volersi riappropriare del reggaeton e riportarlo nelle strade in cui è nato, dopo anni di sportiva rivalità con le altre scene latinoamericane (quella colombiana su tutte). Alla luce di questo, l’album in coppia con J Balvin pubblicato lo scorso anno può anche essere visto come una simbolica e significativa riconsegna del testimone.

Eppure, come forse si era intuito, non posso negare la sensazione di noia rimastami addosso a disco terminato. Al di là di una manciata di pezzi più forti anche della quarantena, come l’esplosivo frullato di bailes in “Safaera” o il reggaeton romántico di “Ingnorantes”, venti canzoni sintonizzate su questo mood mi hanno scoraggiato dall’imbarcarmi nuovamente in un ascolto per intero di "YHLQMDLG”, quasi il loro valore superiore non riuscisse a emergere. E non so se sia colpa solo di queste settimane da claustrofrobia che ci tolgono persino la voglia di staccare col pensiero, e non sono nemmeno sicuro di quanto la ponderosità del disco abbia influenzato il mio giudizio, ma di per certo posso dire che, in questa stessa situazione, “X 100PRE” mi avrebbe tediato molto meno. In quel caleidoscopio di colori e stili diversi che era il primo album di Bad Bunny, si poteva percepire quel tipico venticello fresco che accompagna la sensazione di novità; un venticello che non si sente soffiare tra i solchi di questo nuovo disco, ma forse, ripeto, sarà davvero colpa di questo coprifuoco imposto e necessario.

In queste settimane strane che ricorderemo per sempre, dove ogni giorno siamo obbligati a riscoprire qualcosa in più di noi stessi, anche un’entità astratta come la musica si vede costretta a guardarsi dentro e confrontarsi con la sua natura. E quella da ballo non fa eccezione. Così, tutto d’un tratto, quello che in un altro momento sarebbe stato un ottimo disco reggaeton, oggi risulta essere solo un disco reggaeton, e io non so dire se ciò sia frutto del pessimismo del momento oppure di un’improvvisa lucidità. In ogni caso, ad meliora.

(02/04/2020)

  • Tracklist
  1. Si Veo a Tu Mamá
  2. La Dificíl
  3. Pero Ya No
  4. La Santa (ft. Daddy Yankee)
  5. Yo Perreo Sola (ft. Nesi)
  6. Bichiyal (ft. Yaviah)
  7. Soliá
  8. La Zona
  9. Que Malo (ft. Nengo Flow)
  10. Vete
  11. Ignorantes (ft. Sech)
  12. A Tu Merced
  13. Una Vez (ft. Mora)
  14. Safaera (ft. Jowell Randy, Nengo Flow)
  15. 25/8
  16. Está Cabrón Ser Yo (ft. Anuel AA)
  17. Puesto Pa' Guerrial (ft. Myke Towers)
  18. P FKN R (ft. Kendo Kaponi, Arcángel)
  19. Hablamos Manana (ft. Duki, Pablo Chill-E)
  20. <3




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