J Balvin

Colores

2020 (Universal) | reggaeton, latin-pop

Difficile non provare una lieve insofferenza verso J Balvin, nome di punta di un genere che fa ancora storcere tanti nasi quanto i piedi che riesce a smuovere e onnipresente mattatore in un’innumerevole quantità di tormentoni radiofonici come forse solo il Pharrell dei tempi d’oro. Meno dedito alle pose da duro di Bad Bunny e a quelle da sex-symbol del concittadino Maluma, l’artista di Medellín è però probabilmente quello che è riuscito meglio a fare della contaminazione tra latin-pop, urban, elettronica e sonorità etniche il suo marchio di fabbrica, guadagnandosi una non così scontata rispettabilità da parte della critica e di star blasonate come Beyoncè o in rampa di lancio (Rosalía).

Un’attitudine confermata da “Blanco”, il pezzo che ha anticipato il nuovo lavoro: beat asciutti, atmosfera asettica e una melodia caratterizzata da stop and go che sembra voler re-immaginare in chiave latina le sempre attuali (seppur di vent’anni orsono) intuizioni futuriste di Timbaland e Missy Elliott.
Un singolo purtroppo ingannevole, perché il resto dell’album preferisce indugiare su più prevedibili coordinate reggaeton che rendono tracce come “Morado”, “Azul” o “Verde” i classici riempipista da festa sulla spiaggia. Con la sua copertina disegnata dall’inconfondibile Takashi Murakami e coi suoi pezzi intitolati semplicemente come colori, ci si accosta a “Colores” immaginando di venir investiti da un’esplosione di ritmiche diverse, di trovare in ognuna delle sue canzoni una caratteristica ben precisa e riconoscibile, e invece l’arcobaleno di J Balvin è sì luminoso ma si risolve in un gioco di lievi sfumature piuttosto che di contrasti definiti.

Anche quando chiede man forte alla star nigeriana Mr Eazi o a producer più internazionali e versatili come DJ Snake e Diplo, il risultato è meno variopinto di quanto era forse lecito aspettarsi: se “Amarillo” punta tutto su trucchi produttivi come i suoi spiritosi fiati sintetici e i battiti felpati, “Rosa” ricerca invece la sua ragion d’essere sfoggiando un’ambientazione più cupa e sensuale. Tocca quindi alla filastrocca tropical di “Gris”, vagamente acustica, e alla giungla sudaticcia di “Negro”, l’unico brano che prova a mantenere le promesse del primo singolo, il compito di risaltare maggiormente in scaletta.

Cosa rende allora “Colores” un lavoro tutt’altro che fallimentare e trascurabile? Proprio come in “Oasis”, realizzato lo scorso anno a quattro mani con Bad Bunny, l’evoluzione sonora viene rimandata a favore di una quasi infallibile cura melodica e degli arrangiamenti, in più la suadente interpretazione di Balvin, stavolta libera dell’ingombrante vocalità del collega, riesce a esaltare la dimensione nostalgica delle canzoni (la seducente “Rojo” su tutte) rendendole non necessariamente un ascolto da party.
La brevissima durata (nemmeno mezz’ora di lunghezza) che impedisce l’insorgere di stanchezza all’ascolto potrebbe persino renderlo il disco più digeribile per tutti coloro che non sono ancora riusciti a trovare la voglia o il coraggio di approcciare un album reggaeton per provare a dare al genere l’agognata credibilità artistica.

(03/04/2020)



  • Tracklist
  1. Amarillo
  2. Azul
  3. Rojo
  4. Rosa
  5. Morado
  6. Verde feat. Sky Rompiendo
  7. Negro
  8. Gris
  9. Arcoíris feat. Mr Eazi
  10. Blanco




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