Clan Of Xymox

Spider On The Wall

2020 (Trisol) | gothic-rock, synth-pop

Ritornano i Clan Of Xymox di Ronny Moorings, tra i gruppi musicali più importanti della darkwave europea. Come per i precedenti dischi, il nuovo "Spider On The Wall", pubblicato a fine luglio, è arrivato senza troppe fanfare ad annunciarlo. A differenza degli ultimi due, "Days Of Black" e "Matters Of Mind, Body And Soul", l'album si rivela meno discontinuo, più coinvolgente lungo i suoi 44 minuti e con un numero maggiore di "hit", concentrate soprattutto all'inizio. A livello sonoro, si avverte un maggiore uso dei sintetizzatori, che possono anche prendere le redini della composizione pennellando i motivi portanti, e un approccio un po' più diretto e incalzante.

Lo stato di forma viene ribadito già con l'iniziale "She", con arpeggi che ricordano melodie alla Cure trasfigurate tramite ritmiche e tastiere synth-pop brucianti che avrebbero brillato ai tempi dei New Order; il tutto con un arrangiamento magnetico che rimanda al classico "Medusa" degli stessi Xymox. Si tratta di uno dei pezzi più coinvolgenti di tutto l'album e non c'è da stupirsi che sia stato scelto come primo singolo e come brano d'apertura. 
Secondo sia in scaletta sia come singolo estratto, "Lovers" è forse è l'episodio più suggestivo e commovente del lotto: un nostalgico tributo al gothic degli anni 80, impreziosito da languidi intrecci di tastiera a sostegno della malinconica litania intonata da Moorings. L'oscurità è rimarcata anche da "Into The Unknown", liturgia sepolcrale post-punk che teletrasporta direttamente all'epoca dei primissimi lavori del gruppo.

Altrettanto notevole è "When We Were Young", claustrofobica e industriale, con sintetizzatori che sfoggiano un altro dei marchi di fabbrica del gruppo (che, ad esempio, nel precedente album era espresso in "Leave Me Be", ma in maniera molto meno accattivante) e una melodia di base che ricorda "Shake Dog Shake" dei Cure.
Il resto della scaletta si mantiene su di uno standard accettabile, in linea con gli ultimi dischi degli olandesi. Nella title track sono ricordati in maniera più evidente i Cure (quelli di "Pornography", in particolare), forse un po' troppo per non sollevare qualche critica, ma l'interpretazione è magistrale. "Black Mirror", mesmerizzante ma non troppo dolente, è un elogio ai Sisters of Mercy che cita l'omonima serie televisiva, così come "La La Land" nel precedente disco alludeva al film di Chazelle.

Fra i punti più deboli del disco, la voce di Moorings, non più penetrante come un tempo, e il brano conclusivo ("See You On The Other Side") che cerca di coniugare orecchiabilità e oscurità senza però incidere, anzi lasciando una sensazione di incompiutezza finale.
In effetti, il disco ha il suo apice proprio nelle fasi iniziali, cui seguono un lieve calo, un nuovo picco con la grandiosa "When We Were Young" e una conclusione frettolosa.
Sostanzialmente si sa già ogni volta cosa aspettarsi stilisticamente dagli Xymox, che nel nuovo millennio hanno cristallizzato (preservandola o restandone ostaggio?) quella musica dark & goth che suonano fin dagli anni 80, rifinendola con passione e dedizione. A fare la differenza con i predecessori è soprattutto il songwriting, più scorrevole e melodico. I fan del gruppo ne saranno soddisfatti, mentre chi aveva già a noia gli ultimi dischi riterrà quest'ultimo troppo di maniera.

(03/08/2020)



  • Tracklist
  1. She
  2. Lovers
  3. Into the Unknown
  4. All I Ever Know
  5. I Don't Like Myself
  6. Spider on the Wall
  7. When We Were Young
  8. Black Mirror
  9. My New Lows
  10. See You on the Other Side
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