Ichiko Aoba

Adan no kaze

2020 (Hermine) | chamber-folk, ambient-folk, songwriter

È successo, ma in realtà lo sapevamo, che prima o poi sarebbe capitato. Non è mai stata una questione di se, ma sempre di quando, e quel quando è arrivato in tutta la sua gloria lo scorso dieci gennaio, allorché “Amuletum Bouquet” ha squarciato definitivamente il velo che tratteneva Ichiko Aoba alle produzioni più scarne del passato (da cui è comunque evaso, ma sempre in maniera alquanto selettiva) per sposare una dimensione fatata, cameristica. Da lì in poi, i percorsi seguiti con i successivi singoli sono stati dei più diversi (dalla folktronica all'ambient, senza disprezzare rilassanti distensioni new age), ma la parola d'ordine è sempre stata una: all'essenzialità di voce e chitarra non si torna dietro, e se lo si fa, è solo per brevissime parentesi. Come se il vento che spazza l'isola di Adan avesse letteralmente trasformato le modalità realizzative dell'autrice, il suo settimo album è una faccenda ben più espansa del solito, un tripudio di suoni e possibilità che trasportano la peculiare miscela della musicista verso un immaginario fiabesco, cinematico, colonna sonora di film mai realizzati. Seppur spiazzante per molti appassionati di lunga data, un disco del genere reca le stimmate del manifesto.
 
Divisasi i compiti di composizione con Taro Umebayashi (noto grazie alla colonna sonora dell'anime Yuri On Ice), con “Adan no kaze” la cantautrice spinge al massimo il processo di differenziazione e narrazione sonora, una variabilità che non rigetta la solenne delicatezza del suo passato minimalista, ma la avvolge in una veste più forbita, le dona una fluidità e un andamento progressivo mai osservati finora. Ha quindi tutto il senso del mondo che “Prologue” sia un'ouverture d'ambiente, in cui lo scintillio di archi e ottoni si infrange sul placido rollio del mare, prima che soffusi campanelli trasportino la voce del vento, colto nei suoi momenti più gentili.
Quando entra veramente in campo la voce di Aoba, in una “Pilgrimage” che ha davvero tutti i crismi del commento sonoro ad un anime dello Studio Ghibli, si ha davvero l'idea di un'alzata di sipario, il colpo di teatro che l'intricato interplay di chitarra, arpa e flauto accentua nel tocco magico, come nel candore giocoso. “Porcelain”, sotto questo aspetto, è brano capolavoro, prodigio di cristallo che il timbro incantato della musicista trasforma in un vero e proprio sortilegio, delineato da uno scintillante arrangiamento da camera, compattato attorno a un uso della dinamica che ricalca l'andamento oscillante delle onde.
 
Acqua e aria, pesci e uccelli circondano con tutta la loro amorevole indifferenza il racconto di Aoba, che dotandosi di un andamento e di un'ambience non molto dissimili da quelli che hanno presentato i Suiyoubi No Campanella in “Yakushima Treasure”, sa come dare risalto alla sua scrittura attraverso l'accorto impiego di interludi, come se un processo del genere fosse stato da sempre integrante della propria poetica.
Il rito pagano celebrato in “Kirinaki Shima”, con la voce a non scandire neanche una parola, può solo amplificare, caricare di ulteriori significati l'impressionismo pianistico di “Parfum d'étoiles”, segnata dal solfeggio gentile dell'autrice. E così, mentre “Sagu Palm's Song” richiama lo scheletrico assetto degli esordi con un'agilità ancor più pronunciata sull'ostinato di chitarra, “Chinuhaji” droneggia assorta, un breve passaggio contemplativo che il falso coro gestisce con assoluta limpidezza.
Se “Ohayashi” vira quasi verso ardite (per l'autrice) soluzioni elettroniche, con impulsi binaurali di tastiera a introdurre il tema principale della sei corde, “Adan no kaze no tanjyosai” si abbandona a una placidità notturna, per un motivo folk che nel mood più quieto e disteso funge quasi da contraltare notturno ai chiarori di “Prologue”.
 
Stupisce l'assoluta naturalezza con cui Ichiko Aoba si è calata in un contesto così pieno, il modo in cui la sua scrittura, così istintiva e personale, abbia saputo organizzarsi in un flusso più concreto e lasciarsi guidare anche da contributi esterni. O forse no, non ci si dovrebbe stupire, tanta è la meraviglia di cui la musicista è stata capace nel corso di un decennio semplicemente magico. Se questo album servirà a consacrarla a un pubblico più ampio, non poteva esserci raccolta migliore.

(20/12/2020)

  • Tracklist
  1. Prologue
  2. Pilgrimage
  3. Porcelain
  4. Horo
  5. Easter Lily
  6. Parfum d'étoiles
  7. Kirinaki shima
  8. Sagu Palm's Song
  9. Chinuhaji
  10. Chi no kaze
  11. Hagupit
  12. Dawn In The Adan
  13. Ohayashi
  14. Adan no shima no tanjyosai


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