Machine Girl

U-Void Synthesizer

2020 (autoprodotto) | digital-hardcore, cyber-grind

"The Machine Girl" è un film giapponese del 2008 diretto da Noboru Iguchi. Una pellicola gore, ma anche, non casualmente, il nome del duo di Matthew Stephenson (produzione, voce) e Sean Kelly (batteria). Progetto dai sapori forti, come l'omonimo film nipponico, è stato finora un percorso accidentato e imprevedibile che curiosamente ha trovato nell'ossessione per i cani una delle poche sicurezze estetiche. Per il resto, è un concentrato di distopia, alieni, frenesia, violenza e uno sbilenco umorismo. Con un passato più synth-punk, decisamente intriso di cultura rave, il progetto ha raggiunto con "WLFGRL" (2014) un primo traguardo, bucando le pareti delle bolle musicali del web: un successo underground, macinato attraverso quotazioni considerevoli delle cassette (!) e numerose visualizzazioni su YouTube, che hanno superato quota 1 milione.

A 6 anni da quel successo, però, le cose sono sostanzialmente cambiate, seguendo la regola dell'imprevedibilità. Non solo la presenza in pianta stabile di un batterista ha trasformato il processo di scrittura, ma il caotico affastellarsi di nuovi stili ha reso la miscela finale incredibilmente instabile ed esplosiva. Futuristico e caotico, "U-Void Synthesizer" concentra in 33 minuti scarsi un distopico incubo fantascientifico da Atari Teenage Riot, fondendolo però con l'entusiasmo amfetaminico dei primi Prodigy, il grindcore robotico e disumano degli Agoraphobic Nosebleed e l'hip-hop industriale e assordante dei Death Grips.
Frenetico e adrenalinico, a tratti spudoratamente violento, è un viaggio in 11 brani densamente popolati da breakbeat, urla e improbabili frangenti ballabili, che lascia ben poco spazio per riprendere il fiato. 

Siete avvisati, quindi: nell'iniziale "The Fortress" vi arriverà dritto in faccia un treno assordante di grindcore che muta in un ballabile apocalittico e si chiude fra urla atroci e l'abbaiare di un cane. Dopo, le cose non saranno più dolci: "Blood Magic" lavora su urla lancinanti, manipolazione dei sample e beat febbrili; "On Coming" fonde il videogioco con un clima da guerriglia urbana; "Fortress Destroyer", che guarda caso è anche un gioco mobile di combattimenti spaziali ambientati in un lontano futuro, abbonda di devastanti chitarre elettriche e voci lugubri; "Splatter" tiene fede al suo titolo, incrociando rave e mattanza; "Kill All Borders" aggiorna idealmente i Fear Factory al 2020; "Suck Shit", forse l'apice dell'album, scopre un frenetico aspetto demenziale, dopo aver scaricato sull'ascoltatore pura dinamite musicale in due minuti di cyber-grind senza tregua.
Se esiste una pausa, seppur tesa, è in "Scroll Of Sorrow", il momento più bubblegum-bass, uno sketch comico al centro di un film splatter. La chiusura, con "Batsu Forever", è più un defaticamento che apre a spunti intergalattici, prima di sputare in faccia altro velenoso, assordante digital-hardcore per il gran finale. 

Bisogna affidarsi a Stephenson e Kelly, quindi, e lasciarsi investire da questa bomba a frammentazione, dove ogni scheggia è un elemento impazzito di una cultura ossessionata dai media, ingrassata fino all'obesità, più malsana dall'overdose di informazione. Pur con chiari riferimenti nel passato, dunque, "U-Void Synthesizer" parla del presente iper-connesso, della bulimia da breaking news e dell'insostenibile frenesia della banda ultra-larga. Il quadro distopico e apocalittico è rafforzato da un dettaglio inquietante: è fin troppo reale.

(13/03/2020)



  • Tracklist
  1. "The Fortress [The Blood Inside...]"
  2. "Blood Magic"
  3. "On Coming"
  4. "Fortress Destroyer"
  5. "Scroll of Sorrow" feat. Guayaba
  6. "Splatter!"
  7. "Kill All Borders [2020 Worldwide Fucker]"
  8. "Devil Speak"
  9. "Fully in It"
  10. "Suck Shit" feat. LustSickPuppy & RAFiA
  11. "Batsu Forever"

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