La "familia" è quella reale inglese, rea di aver scatenato due sanguinolenti conflitti con la Cina nel 19° secolo (le guerre dell’oppio). L’Inghilterra vinse, si prese Hong Kong e aprì la strada all’invasione europea della Cina. Chissà cosa aveva in mente Alex Paterson quando ha creato la storia per il suo nuovo album. L’ultima traccia in scaletta riprende una triste profezia di Jello Biafra (dall’album “No More Cocoons” del 1987): "Slave Till U Die No Matter What U Buy" è una straziante nenia ambient in cui la voce filtrata dell'ex-Dead Kennedys annuncia di essere sotto legge marziale ed esorta la popolazione a non uscire di casa, a rispettare il coprifuoco e a non pensare. Pena la morte.
Prima dell’annunciata apocalisse, “Abolition Of The Royal Familia” mette in fila una dozzina di gommose danze elettroniche che rispolverano alcuni dei cliché utilizzati dal gruppo inglese in trent’anni di carriera.
L’album esce a due anni di distanza dal precedente “No Sounds Are Out Of Bounds” e come in quell’occasione al timone della navicella Orb insieme al capitano Alex Paterson c’è il giovane produttore Michael Rendall, l’unico musicista a risultare nei crediti di tutte le tracce in scaletta.
Non mancano ovviamente gli ospiti, divisi tra vecchi amici e nuovi collaboratori.
Andy Cain, che qualcuno ricorderà sulle due danze “I’m Your Brother” e “A New Day” di Mark Ernestus e Moritz Von Oswald, presta la sua voce sulle prime due tracce in scaletta: le funkadeliche “Daze (Missing Messed Up Mix)” e “House Of Narcotics (Opium Wars Mix)”. L’atmosfera diventa decisamente più scura con l’omaggio a Steven Hawking di “Hawk Kings”, una corsa alla Chemical Brothers su autostrade desolate. Youth mette la firma sulla seguente “Honey Moonies”, una contagiosa ballata Idm foderata di una leggera vena psichedelica. A metà corsa Paterson ci ricorda la sua meravigliosa ambient languida e bucolica nei quattro minuti di “Pervitin”.
La passione degli Orb per il dub prende forma nella seconda parte di “Shape Shifters In Two Parts (Coffee Ghost Train Mix)” e nella seguente “Say Cheese”. L’album si chiude con i dodici minuti della sinfonia ambient “The Weekend It Rained Forever”.
Ad aiutare Alex Paterson e Michael Rendall altri illustri musicisti come Roger Eno, Steve Hillage, Nick Burton e Gaudi.