Ostara

Eclipse Of The West

2020 (Trisol) | neofolk

Richard Leviathan, in arte Ostara, torna con un album dal titolo quantomai appropriato, visti i tempi infausti che stiamo attraversando. “Eclipse Of The West” esce per Trisol in formato vinile giallo in edizione limitata a cinquecento copie con cd in allegato. Il lavoro aggiunge un prezioso tassello al già ricco e variegato mosaico di suggestioni culturali ed estetiche messe in campo dall’artista inglese. Il titolo rimanda al famoso libro di Oswald Spengler, “Der Untergang des Abendlandes” (Il tramonto dell’Occidente), un testo fonte d’ispirazione per Ostara, come per tutto il movimento neofolk, dai Death In June ai Sol Invictus. Basti ricordare la celebre “Death Of The West”, uno dei brani più famosi della Morte in giugno. Di certo, rassicura un po’ che per Ostara si tratti solo di un’eclissi dell’Occidente e non di una definitiva dipartita. Si può sempre sperare nel moto di rivoluzione degli astri o in una nuova alba che segni l’inizio di un nuovo ciclo.

A livello strettamente musicale, il nuovo full-length mostra un Leviathan in splendida forma, capace di aggiungere sempre quel tocco pop e quel sound catchy al suo coinvolgente folk acustico. Dopo la fine dei seminali Strength Through Joy, Richard Leviathan (al secolo Richard Levy) e Timothy Jenn diedero vita alla band prendendo il nome da Eostre, divinità germanica associata all’equinozio di primavera (detto appunto Ostara, termine usato anche per indicare uno degli otto sabba neopagani). Dai primi anni Zero ad oggi sono passati ben venti primavere, ma il sound della band, ora creatura del solo Richard, continua puntualmente a rifiorire.

Giunto all’ottavo album della propria carriera, Leviathan realizza una delle sue prove migliori grazie anche a due brani d’impatto come la traccia omonima e la bellissima “Wayland's Sons”. Quest’ultima è dedicata a una figura della mitologia germanica (ma presente anche in antichi testi inglesi come Waldere e Beowulf), il fabbro Wayland. Fatto schiavo da un perfido re, il Nostro si ribellò alla sua condizione uccidendo i figli del despota e appiccando un violento  incendio. Alla fine, Wayland volò via verso la libertà grazie a un martello alato da lui stesso fabbricato. La traccia riporta alla mente i temi pagan-neofolk dei migliori Changes, ricordando a tutti gli eredi di Wayland che "the only redemption is the steel in their bones".

C’è sempre una grande ricerca dietro i testi di Ostara e anche qui troviamo una gran mole di suggestioni, sempre accompagnate da un forte e pungente sarcasmo. Molti sono i riferimenti storici e letterari capaci di indurre a riflessioni mai banali sul nostro presente. L’iniziale “Storm And Stess”, ad esempio, rimanda, non senza ironia, allo Sturm und Drang tedesco, ma è un invito a cercare un proprio salvifico equilibrio quando tutto attorno sembra crollare, mentre siamo persi nel cuore della tempesta d'acciaio. Del resto, un brano come “Dystopia” invita a riflettere su utopie e distopie, viste entrambe come vicoli ciechi del pensiero, mentre “Siren Song” è una canzone sulle sirene della speranza, da ascoltare mentre siamo in balia della tragedia e della sofferenza.

Non mancano rimandi ai romanzi dello scrittore giapponese Yukio Mishima, uno degli eroi del pantheon neofolk, qui presenti in “Runaway Horses” e in “Sailor Of The Blue”.
Moltissimi anche i riferimenti alla storia delle religioni. Il testo di “Eclipse Of The West” fa riferimento alla decadenza del papato: è l'ultima croce vaticana sotto il segno della luna che acceca il sole. Si tratta di una citazione di un’allegoria medievale di stampo apocalittico. “Song Of Saul” s’ispira invece a un episodio biblico della lotta di Saul contro i Filistei. C’è spazio anche per una visione gnostica alla Current 93, nella bella “St John Of The Cross”.

Musicalmente l’album spazia da un brano come “Alchemy”, più vicino al classico folk dei Death In June ma con una tono meno malinconico, alla morriconiana “El Enemigo”. In generale, c’è una grande cura nella scrittura di brani, con canzoni efficaci che fanno subito presa. Un ottimo ritorno, insomma, per Ostara, che conferma la classe di acuto cantautore apocalittico di Leviathan. L’album suona proprio come dovrebbe fare un disco folk-pop nel tempo del Kali Yuga.

(14/06/2020)



  • Tracklist
  1. Storm And Stress
  2. Alchemy
  3. Eclipse Of The West
  4. Song Of Saul 
  5. Story of Pain 
  6. St John Of The Cross 
  7. Dystopia 
  8. Wayland's Sons 
  9. El Enemigo 
  10. City Of The Shades 
  11. Fifth Horseman 
  12. Runaway Horses
  13. Cold Blunt Love
  14. Siren Song
  15. Sailor Of The Blue
 






Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.