Ottone Pesante

DoomooD

2020 (Aural Music) | brass-metal, jazz-metal, doom-metal

Fra le esperienze più originali del nostro metal c'è una band... jazz, gli Ottone Pesante. Il loro intento è stato chiaro sin da subito: con tromba, trombone e batteria suonare musiche estreme, di matrice metallica, in uno strano ibrido di eclettismo e stravaganza che è per buona parte strumentale. Se il breve "Ottone Pesante" (2015) ha indicato la formula, "Brassphemy Set In Stone" (2016) ha compiuto l'esperimento jazz-metal poi perfezionato, in un più instabile connubio di grottesco e inedito, supersonico e meticcio con "Apocalips" (2018), a cui ha partecipato persino il bestiale cantante dei Cattle Decapitation, Travis Ryan. L'ultimo brano della scaletta di "Apocalips" era un colosso di 13 minuti intitolato "Doom Mood", evidentemente il presupposto per questo terzo album.

Più lenti e pesanti, pastosi negli arrangiamenti e minacciosi in quanto a volume, gli Ottone Pesante suonano anche più ibridi e ambigui che mai. Poco è rimasto della folle jazz-band col pallino dell'heavy-metal che sembrava volesse omaggiarlo e al contempo parodiarlo, facendone leggere gli eccessi sotto una nuova luce. Questa terza opera è sulfurea e lugubre, sin dall'infernale "Into The Chasm", irrobustita da una produzione più scura e ricca, che non disdegna fragori distorti e bave elettriche già dal secondo brano, "Distress". "Tentacles" organizza una danza medievale che solo successivamente torna a imitare la possanza metal in una imponente coda e "Coiling Of The Tubas" suona più come un enigma che come uno scherzo, nelle sue esplosioni ritmiche e nei lamenti melodici di ottoni distorti.

Su "Serpentine Serpentone" si sfoga un estremismo che rilegge certo metal più o meno orchestrato: guidati dalla batteria, gli ottoni si scatenano in un delirante e devastante climax senza far soffrire l'assenza delle chitarre. "Grave" distilla l'aura mortifera del drone-doom per rileggerlo come una marcia funebre di una banda paesana virata al nero, in un altro vertice creativo.
Superata la brutalità in midtempo di "Strombacea", l'onirica elegia di "Endless Spiral Helix", messa a contrasto con un pachidermico lamento di doom per ottoni, e la conclusiva "End Will Come When Will Ring The Black Bells", un doom asfissiante degno dei più spaventosi Electric Wizard, confermano l'avvenuta maturazione della formula musicale.

Impreziosito da alcuni interventi vocali, mai davvero protagonisti, e soprattutto da un uso sapiente di echi, riverberi e distorsori, il palindromo "DoomooD" non è solo il doom-metal suonato dagli ottoni, ma una rilettura spiazzante e originale dell'anima nera di questa musica, della sua componente atmosferica ed evocativa. In dieci brani si costruisce un album che dimostra ancora una volta la buona salute dell'underground metallico nostrano, capace di suggerire richiami anche al creativo periodo jazz-metal di John Zorn.

(14/10/2020)



  • Tracklist
  1. Into The Chasm
  2. Distress
  3. Tentacles
  4. Coiling Of The Tubas
  5. Serpentine Serpentone
  6. Ocean On A Eco
  7. Grave
  8. Strombacea
  9. Endless Spiral Helix
  10. End Will Come When Will Ring The Black Bells


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