Sonja Tofik

Anomi

2020 (Moloton) | gothic-drone, esoteric-folk

Corvi che cantano, Hitchcock che appare dietro l’angolo come un ologramma, luci basse e un teatro figurato rimasto vuoto: l’avvio è tetro; poi una voce, appena sussurrata, a marcare un approdo qualunque (“Sky Trumpets”), come un'ondina, giusto per non farsi mancare nulla in un gioco di contrasti sibillini, il cui nome, “Anomi” - coniato per la prima volta nel 1893 dal sociologo francese Émile Durkheim - riconduce a quella "condizione in cui la società fornisce una scarsa guida morale agli individui".
Un concept a metà tra sociologia e musica, dunque. La prosperità e il benessere umano, sia sociale che “morale”, sono al centro di dieci movimenti astratti. Composizioni in cui l’anomia esige la rappresentazione di uno stato di sofferenza; un'assenza di affinità, sia con l'individuo che con la società. Un’alienazione dell’io. Fuga dalla morte e dall’umanità nella sua accezione tout court. Fuga da tutto, insomma.

La svedese Sonja Tofjk (ri)parte da qui. Scava nell’anomia per raffigurare un presente distorto. Un tempo in cui riprendono forma vecchie canzoni popolari finlandesi e inglesi ("Sky Trumpets", soprattutto), a rivisitare in punta dei piedi la narrazione della fine, appunto, dei tempi. Organo e voce luciferina, droni e macchine atemporali: la liturgia di Jarboe è rianimata con eleganza (“Night Changes Many Thoughts”) e via, a volare basso con organo e partiture esoteriche.
Il secondo disco della compositrice svedese ricollega così la sacralità di Joanna Brouk e il gothic-drone di Grouper. Paralleli necessari per una musicista che comunque non è di certo l’ultima arrivata. La Tofik è stata infatti impegnata fino a poco tempo fa nel collettivo Drömfakulteten, cricca artisticamente collaudata di Stoccolma, vedi Sissel Wincent e Maria w Horn. Il suo debutto, “Neuros”, è datato 2017 e precede un duetto con Mar-llena, "Vilar i dina spår", reinterpretazione di "Darkness of Winter", opera di Jaakko Pallasvuo, artista finlandese ultra-distopico e tecnicamente variopinto. 


Nel suo curriculum, c'è spazio anche per un intrigante remix di "Remembrance", brano in scia deconstructed-club del berlinese KABLAM. Ambizioni musicali impreziosite dagli studi accademici su natura umana e spiritualità, misticismo e morte nelle civiltà moderne. Le esperienze maturate in festival come Intonal (insieme a William Basinski e Holly Herndon), Transformations (con Robert Aiki Aubrey Lowe e Dungeon Acid) e Akusmata hanno poi ampliato il proprio sguardo, e definito al meglio la sua ricerca esclusiva.


La Tofik amalgama sintesi analogica e digitale, vocalizzi simultanei, droni, martelli, field recordings di vario tipo, spiegando qui e là le ali prima di alzare lo sguardo verso un sole che si fa spazio lentamente tra le nuvole (“All Errors Are Mine”). E ancora: evasioni interstellari (vedi la cosmica “Cindy”), atmosfere plumbee e un coro nefasto che pare provenire dal centro appena illuminato di una cattedrale sconsacrata (“Incessant”).
In definitiva, con “Anomi” Sonja Tofik riesce a esorcizzare una condizione sociale tanto tragica quanto complessa attraverso il raggiungimento di una strana estasi. Un traguardo artistico che a suo modo meraviglia. 

(01/11/2020)

  • Tracklist
  1. Anomi
  2. Sky Trumpets
  3. Cindy
  4. All Errors Are Mine
  5. Incessant
  6. Graveyard
  7. Night Changes Many Thoughts
  8. The Earth Spirit
  9. Unworld
  10. Lullaby For The Newborn
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