Alex Pester

Lover's Leap

2021 (self released) | songwriter, alt-folk, psichedelia

Thauma, parola greca che significa meraviglia o stupore, ed è lo stupore che ha dato origine alla filosofia, a quell’indagine del reale e dell’immaginario che cerca risposte lì dove non c’è risposta. E’ dunque lo stupore, la meraviglia il vero motore della conoscenza, della scoperta, della bellezza. Ed è puro thauma quel che mi ha colto nell’ascoltare le creazioni bedroom-folk di un talento luminoso e originale come pochi.

Alex Pester è un ragazzo appena ventenne, già autore di tre album, sintesi discografica di una produzione ancora più ampia, che include almeno un centinaio di composizioni. E’ comunque riduttivo chiamarle canzoni, queste sono autentiche creazioni, artigianali quanto basta per non assomigliare ad altrui artefatti, poco convenzionali eppur prontamente amabili e confidenziali, ingegnose e spavalde da lasciare senza fiato anche l’ascoltatore più riluttante.

“Lover’s Leap” è il terzo progetto dell’autore, il più completo e complesso, perfetta introduzione in un microcosmo/macrocosmo onirico e ipnotico che non ha confini tangibili, imprevedibile già dalle prime avvisaglie, un brano di quattordici minuti e nove secondi, una mini-sinfonia folk-pop che è un puro concentrato di psichedelia, folk, pop, jam rock, spoken word, Canterbury sound e beat.
Il brano “Love On Our Shoulders” è una delle perle più luminose dell’intera produzione degli ultimi anni, la voce e gli archi introducono un’atmosfera baroque-folk che intercetta la Incredibile String Band ma anche Robert Wyatt, le barriere crollano su un muro di voci spazzato via da un groove rock-funk-jam che libera flussi acid-folk, ennesima illusoria frontiera che si annulla prima che accordi cristallini e field recording spalanchino le porte a una melodia fragile, che viene subito fatta prigioniera da un oscuro trip vocale e strumentale psichedelico ed esotico quanto basta; il cantato lascia poi spazio al parlato che accompagna i residui psych-folk verso atmosfere chamber-folk che calano il sipario.

L’album “Lover’s Leap” è il “A Wizard, A True Star” della musica contemporanea, o meglio la versione lo-fi, un concentrato di genialità di scrittura e arrangiamenti che è sconcertante, quasi imbarazzante per chiunque possieda un minimo di concezione armonica e sonora. Pester intreccia una chitarra, un piano e un violino come se fossero elementi di un’orchestra di 20 elementi (“(little boats)”), fa vibrare un harmonium accarezzandolo con le parole (“It's Only Tea”), riscrive le regole del field recording con un delizioso duetto e il suono di un tack piano (“(goldfish bowl)”), rilegge il folk inglese con flauti dai timbri argentini e folk psichedelico che avvolge una danza alla Penguin Cafè Orchestra inebriandola di cori da pub e fisarmonica (“Building A House”).
Per Pester ogni suono ha una configurazione, ogni strumento il proprio respiro. L’etica della composizione e della creazione prevale sul ruolo ordinario di quegli elementi che da sempre offrono bellezza e incanto. Ed è incantevole perdersi tra accordi di fingerpicking alla Nick Drake che deviano verso una deliziosa bossa nova che si impregna di saudade e malinconia retrò nella briosa “Insecurity”, ed è pura magia assistere alle evoluzioni prog-folk che distraggono il mood introspettivo e onirico di “Night”.

“Lover’s Leap” non è solo un mosaico di complessi bozzetti multicolori, il romanticismo di “My Darling” è confortevole, è scanzonato l’incipit folk di “Jackrabbit”, ed è affabile e familiare il tocco pianistico della struggente “When This Is Over”. Il giovane autore si diletta anche con l’arte del disegno, suoi sono i bozzetti che accompagnano i tre album finora pubblicati, ispirati all’onirico mondo di John Patrick Byrne, ed è da questi bozzetti che prendono spunto le disinvolte armonie alla McCartney di “Help Us!”, la filastrocca tinta dall’harmonium di “Martha Eliza Small”, la ninna nanna di “See That You Do” e il tip tap alla musical di Broadway che regge lo swing di “I've Got Mine”, brani che occupano il nucleo centrale dell’opera quasi a rappresentare quella fragilità dei sentimenti che è alla base della musica del talentuoso autore.

Se non avete ancora trovato il vostro disco del cuore per quest’anno, siete ancora in tempo, “Lover’s Leap” di Alex Pester è la risposta che aspettavate.

(04/11/2021)

  • Tracklist
  1. Love On Our Shoulders
  2. My Darling
  3. Insecurity 
  4. (little boats)
  5. It's Only Tea 
  6. Building A House 
  7. Never Be That Way
  8. (goldfish bowl) 
  9. Help Us! 
  10. See That You Do 
  11. I've Got Mine
  12. Martha Eliza Small 
  13. Rainclouds 
  14. Jackrabbit 
  15. Night 
  16. Wounds 
  17. When This Is Over 
  18. The Dinosaur 


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