Azita

Glen Echo

2021 (Drag City) | songwriter, alt-rock

Avrebbe dovuto uscire molto prima, questo "Glen Echo", ma è anche vero che i piani di tutti sono stati scombussolati alla radice, per cui non incolpiamo di certo Azita se per il successore di "Year" si è dovuto attendere la bellezza di nove anni. Ne avremo attesi anche altri, se le circostanze non lo avessero permesso. Dopo un decennio trascorso a sondare tutte le pieghe espressive del suo strumento d'elezione, il pianoforte, con il suo sesto album il cambio di prospettiva non potrebbe essere più totale: interamente scritto e suonato dalla stessa autrice, il disco abbandona quasi del tutto i tasti di avorio per sposare una convinta dimensione chitarristica, tanto rock quanto informata da influenze funk e r&b, perfettamente calate nel nuovo contesto di base. Ben distante dagli esordi no-wave di trent'anni fa, il nuovo cambio di rotta rende comunque merito a un'eccezionale vitalità creativa, curata con lucido senso lirico.

Il disco risulta una faccenda sicuramente privata, personale tanto che anche le parti di batteria sono state suonate e registrate da Azita, trovatasi ad applicarsi alle pelli perché insoddisfatta dalla resa delle drum machine. Non si respira comunque mai aria di dilettantismo, l'esperienza accumulata da Youssefi permette al nuovo abito sonoro di vestire con l'opportuna grinta una scrittura sempre gustosa, obliqua, tanto squisita nel suo trasporto pop quanto intrigante nell'integrare uno sguardo lirico acuto, pungente, mai banalizzante.
Ansiosa del presente, immalinconita dal passato (la morte della madre, i ricordi di un'infanzia divisa tra gli Stati Uniti e l'Iran), la Azita di "Glen Echo" non fa prigionieri, osserva il mondo dentro e attorno a sé senza fare sconti, con un ritrovato vigore e una ruvidità inconsueta, ma sicuramente benvenuta. Ha un che dei Velvet Underground, del selvaggio batterismo di Maureen Tucker, "Online Life", che si fa carico dello spaesamento e della nostra responsabilità nel costruire un sempre più squilibrato universo virtuale. E così, "Bruxism" ha un che dei Police più vibranti (le nuance wave giocano con un senso del ritmo che riporta agli episodi più scintillanti del suo repertorio), una risposta ai sornioni giri funky del singolo di lancio "Shooting Birds Out Of The Sky", centrati su una mesta riflessione che sconfessa il senso della nostalgia e non ripone grandi speranze nell'avvenire.

Giusto "Don't", e il suo mogio tastierismo, riportano alle atmosfere jazzy dei suoi trascorsi solisti, per quanto si ibridano di sfumature r&b che i contributi di chitarra caricano di sensuali accenni Prince-iani. Per il resto, come "If U Die" e il suo spiritoso video d'antan (con quattro versioni di Azita a comporre un'unica band) dimostrano, la ri-conversione a un linguaggio e ad attitudini rock, anche nelle sue accezioni più energiche e vitali, può dirsi completata con successo.
Lontana dal(lo splendido) perfezionismo delle vecchie prove, con nuove prospettive a renderne l'arte più evasiva, e anche per questo più viscerale, l'autrice si impadronisce di un nuovo bagaglio espressivo, dimostrandosi più che capace di valere l'autosufficienza esecutiva. Tanto di cappello!

(29/03/2021)

  • Tracklist
  1. Glen Echo
  2. Online Life
  3. Two Brutal Moving Parts
  4. If U Die
  5. Shooting Birds Out Of The Sky
  6. Bruxism
  7. Our Baby
  8. Don't


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