Caparezza

Exuvia

2021 (Polydor, Universal Music) | hip-hop, rock

Scrollarsi di dosso il passato e fare i conti con esso, avere il coraggio di lasciare andare le sicurezze insieme agli errori imperdonabili, distruggere l'involucro costruito per fuggire e affrontare l'ignoto; questo è "Exuvia", nuovo ambizioso e autobiografico concept dell'artista pugliese.

Caparezza prende in prestito il termine scientifico che indica il tegumento che nei rettili, crostacei e insetti si stacca periodicamente per raccontare la sua personale trasformazione. Un viaggio dal passato al presente, proiettato verso nuovi orizzonti dai quali dichiara apertamente di non voler tornare indietro, riallacciandosi all'agognata evasione con la quale terminava "Prisoner 709" (2017), progetto che trattava le difficoltose fasi di reclusione mentale che lo stavano in quel periodo segregando.
Caparezza non è più Caparezza. Il bagaglio che si è portato dietro, tra letizie e sofferenze, è una zavorra dalla quale liberarsi per iniziare un nuovo percorso, senza aggrapparsi ai vecchi riferimenti, spesso limitanti, e che sovente tentano di riafferrarlo per ricondurlo su approdi più sicuri.

L'ambientazione è fissata, nemmeno a dirlo, all'interno di una selva, dove domina un umore kafkiano, grottesco. La narrazione avviene su tonalità vocali più dimesse rispetto al passato, e se nella sequenza non sono presenti hit che invitino a danzare nella regione natia, o proclama che sentenzino di essere usciti da spassosi tunnel, è un sacrosanto pregio, perché l'esame di coscienza che Caparezza compie è intenso e irrimediabilmente definitivo.
Ciò che invece non cambia è la consueta capacità di donare a ogni vocabolo un significato, che sia diretto o più nascosto, di giocare con la metrica per francobollare la vastità di ermetiche citazioni. Gli Skit fanno, dopo tanti anni, nuovamente capolino in un disco del "Capa", collante perfetto per traslare i concetti tra un brano e l'altro.

Ecco allora che tutti i brutti sogni presenti nelle storiche canzoni dell'artista ricompaiono uno dietro l'altro in "Canthology", ma la fuga incontrovertibile è iniziata ("Fugadà"), anche se i dubbi che attanagliano l'uomo sono difficili da resettare di colpo. Il passato non è poi stato così sfavorevole, cosicché in "El Sendero" la voce della messicana Mishel Domenssain lo sprona a proseguire nel nuovo cammino, tra dolori e allegrie, rimembrando persino le antiche vesti indossate con il moniker Mikimix, exuvia artistica micidiale, straordinariamente documentata in "Campione dei novanta" dove, forse per la prima volta, Caparezza riesce a scorgerne un compassionevole barlume d'apprezzamento.
Se nella leopardiana e assurda "Contronatura" si accenna, in modo sovversivo, al potere superiore che l'intelligenza umana deve avere sulla natura, in "Eterno paradosso" gli interrogativi esistenziali si moltiplicano, tra citazioni felliniane e riflessioni autoreferenziali, ma è ne "La scelta" dove si gioca uno dei momenti cardine dell'accidentato percorso. Al Caparezza in fuga dai suoi trascorsi si contrappongono le figure di Ludwig Van Beethoven, genio immortale che lo invita a concedersi anima e corpo all'arte, anteposto addirittura a Mark Hollis dei Talk Talk (Marco) che lo spinge a preferire il calore e l'amore degli affetti. Quale posizione scegliere?

Se "Azzera pace" (leggete al contrario il titolo) aumenta i dubbi su quale strada intraprendere, Michele Salvemini intuisce che la maschera da Caparezza è quella che ha sempre utilizzato per fuggire dalla realtà ("Eyes Wide Shut") ed è nell'abbandono più assoluto che possono avvenire le mutazioni più evidenti ("Come Pripyat"), dove gli eventi naturali si sovrappongono senza alcuna incursione esterna, e capire, quindi, che tutte le variopinte esperienze del passato, ormai da lui considerate anacronistiche, non sembrano più così proponibili ("Il mondo dopo Lewis Carroll").
In "Zeit" il tempo inesorabile è paragonato alla figura paterna, come Kafka fece in "Lettera al padre", tempo che non deve essere sprecato in lassismo e passività perché la morte ("La certa") vestendo panni rassicuranti, avvisa che la vita deve essere vissuta con concretezza.
La metamorfosi giunge al suo zenit nella title track conclusiva; il cambiamento ha avuto luogo, e nei versi Caparezza abbandona il suo vecchio esoscheletro sul suolo e porta a termine l'evasione definitiva dal passato.

"Exuvia" va a inserirsi tra i lavori migliori proposti dal rapper pugliese, che, preservando le proprie inimitabili doti di scrittura, si sta trasformando in un ibrido con venature sempre più cantautorali. Le taglienti analisi sociali, le affilate contestazioni, sono diventate uno sfarzoso ricordo; un'evoluzione iniziata già da un paio di album, ma consacrata definitivamente in questo difficile progetto, intimo, cupo e denso di palpabile apprensione.
Dopo la reclusione, ora è il momento della fuga, che spesso è indice di libertà (la chiusura della trilogia?), una condizione che l'introverso Michele Salvemini, prim'ancora che l'artista, ha dichiarato essere la meta prioritaria per un futuro da affrontare con lo spirito che una frase del già citato Mark Hollis sintetizza alla perfezione: "Questa è la mia vita/ Non dimenticarlo".

(09/05/2021)

  • Tracklist
  1. Canthology
  2. Fugadà
  3. Una Voce (Skit)
  4. El Sendero
  5. Campione Dei Novanta
  6. La Matrigna (Skit)
  7. Contronatura
  8. Eterno Paradosso
  9. Marco E Ludo (Skit)
  10. La Scelta
  11. Azzera Pace
  12. Eyes Wide Shut
  13. Ghost Memo (Skit)
  14. Come Pripyat
  15. Il Mondo Dopo Lewis Carroll
  16. Pi Esse (Skit)
  17. Zeit!
  18. La certa
  19. Exuvia




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