CAPAREZZA - Orbit Orbit

2025 (Bmg)
conscious-hip-hop, pop-rap

“Orbit Orbit” è un fumetto-disco. […] Il legame tra musica e arte sequenziale ha talmente tanti esempi illustri da far pensare che i due linguaggi siano in qualche modo imparentati. […] Sono partito dall’esigenza di raccontarmi attraverso le strisce disegnate piuttosto che attraverso la musica, com’ero abituato a fare.[…] Capite bene che questo tango tra note e disegni ha richiesto davvero tantissimo tempo e concentrazione perché i due media danzassero senza pestarsi i piedi a vicenda, data l’urgenza di far uscire entrambi insieme, letteralmente: nello stesso giorno.

(Dalle pagine finali del graphic novel)

Nono album, nona arte: il fumetto-disco che racconta l’ipoacusia

“Orbit Orbit” è il nono album di studio di Caparezza, pubblicato quattro anni abbondanti dopo “Exuvia” (2021), che forse fu l’approdo a una nuova, completa maturità nella scrittura grazie a un efficace equilibrio tra le varie anime del suo atipico approccio all’hip-hop. Dalla cosiddetta scena il rapper è stato bistrattato ai tempi di MikiMix e così, anche dopo il cambio di nome d’arte e di stile, ha tenuto sempre un piede fuori, aperto alla contaminazione da mondi differenti e più o meno paralleli. Per esempio, in “Museica” (2014) si ispirò ai capolavori dell’arte figurativa. Qui si rivolge al mondo del fumetto, una sua grande passione.

È il terzo album che, pur con tutti gli innesti e cambi creativi del caso, possiamo considerare autobiografico: dopo che “Prisoner 709” aveva introdotto gli ascoltatori alla crisi creativa e personale, dovuta anche ai problemi di acufene, e dopo che “Exuvia” aveva individuato una via d’uscita da questo periodo di angoscia e difficoltà, “Orbit Orbit” descrive un altro modo per superare ulteriori problemi di salute, in questo caso un indebolimento dell’udito chiamato ipoacusia: attraverso l’immaginazione e, appunto, i fumetti.

orbitorbitgraphicnovel_01Inizialmente “Orbit Orbit” avrebbe dovuto essere solo una colonna sonora per la lettura del graphic novel omonimo, poi si è evoluto in un album complementare al fumetto, con 14 canzoni in 61 minuti. La lettura è consigliata per meglio comprendere le idee che stanno alla base dell’intero progetto e apprezzare i rimandi intrecciati.

Non è la prima volta che Caparezza, che ha sempre richiesto un approccio molto approfondito ai suoi ascoltatori, associa un album a una pubblicazione da leggere: accadde già nel 2008 con “Le dimensioni del mio caos”, primo libro a sua firma che conteneva una trasposizione in fonoromanzo dell’album. Questo volta il graphic novel, andato immediatamente sold-out nei giorni di presentazione alla fiera del fumetto “Lucca Comics & Games”, sembra avere un legame molto più forte con il prodotto musicale.

Il viaggio dell’immaginazione: un “vecchio” cosmonaufrago riscopre il pathos

La fuga che concludeva “Exuvia” è il punto di partenza per “Fluttuo, orbito”, che introduce anche la forte componente elettronica dell’album, dove sono frequenti i synth ed è chiara l’ispirazione di artisti come Kraftwerk o Vangelis, ma anche quella della grandeur di Hans Zimmer.

È, dichiaratamente, un Caparezza che rimane fuori dal presente, dal politico, dal quotidiano per osservare tutto con gli occhi dell’immaginazione, fluttuando senza gravità. Il viaggio cosmico come contesto di libertà e scoperta, ma non privo di difficoltà inaspettate: le idee sono evanescenti, dubbiose, ossessive (“Il pianeta delle idee”), una nuova prigionia a cui sottrarsi attraverso una spinta verso il nuovo (“Io sono il viaggio”).

Con i tipici testi densi di riferimenti più o meno pop, qua sbilanciati verso il mondo dei fumetti, costruisce con i primi brani la cornice di senso dell’opera.

La veste musicale di questa prima sezione, però, non sembra all’altezza: l’idea di trasporre in musica il viaggio cosmico utilizzando vocoder, arpeggiatori e synth è un cliché. Non aiutano i ritornelli non particolarmente efficaci, nonché un canto che non è stato mai il suo forte e che qua è utilizzato forse con fin troppo slancio.

Meglio quando Caparezza unisce ai synth uno stile teatrale e cinematografico in “Darktar”, con ritornello in coro e finale che rimanda al jazz da big band della Fire! Orchestra: si riscopre un po’ dell’eccentrico cabaret di un tempo, pur ricontestualizzato.

Impossibile non sciogliersi dinanzi alla malinconica dichiarazione d’amore per il fumetto di “A Comic Book Saved My Life”, una nuova canzone a cuore aperto come lo fu “China Town”. Quando racconta del suo dramma personale, con sincerità, si dimostra ancora un fuoriclasse:

È il giorno di Exuvia, faccio l’audiometria

La mia speranza brucia, come il carro di Elia

Il responso è che sto diventando sordo

Sono a Roma per il Media Day, ma vorrei scappare via

Le mie interviste nei giorni più tristi, peccato

Rispondo calmo a tutti i giornalisti, teatro

Non bastavano i dannati fischi, si fottano i dischi

Non voglio dimenticare le voci che amo

Mi sveglio con pensieri macabri, affanno sudando

Nel letto immagino una corda sul ramo più alto

A contrasto di questo momento di introspezione e dolore, la teatrale cover di Enzo Del Re “Il banditore”, piena di onomatopee, introduce idealmente la seconda parte.

Ritornano l’elettronica da videogame (“Autovorbit”), il synth-pop ottantiano (“Curiosity”, con un audio un po’ didattico dell’astronauta Maurizio Chieli), i sample di cantanti italiani classici (Morandi ne “Gli occhi della mente”, che cita anche i Sangue Misto) ma c’è poco che chi lo conosce non abbia già ascoltato prima e che meriti molta attenzione.

È ancora quando il rapper si scopre più fragile che convince di più: quando la maschera del saltimbanco riccioluto viene posata si (ri)scopre la sua abilità da cantautore contemporaneo, come conferma un altro brano maiuscolo, “Come la musica elettronica”. Qui, tra bave di synth e cori in inglese, è esplicito sul peso degli anni che passano: “L’aggettivo che meglio si presta è vecchio”. Il rapper è ingrigito, piegato sulla nostalgia degli amici morti, sull’angosciante malinconia del proprio corpo che si rivela fragile: è un’immagine che conferma Michele Salvemini, ormai solo per continuità Caparezza, estraneo alla scena hip-hop nell’affrontare un tema doloroso e ineluttabile.

Lo aveva certamente già fatto, vedi “La certa” sul precedente “Exuvia”, ma questa volta è particolarmente severo contro se stesso:

E questo giovane mi fa una foto

Solo perché suo papà c’ha tutti i miei album

[…]

Che senso ha fare rap alla mia età?

[…]

E forse sono sempre stato vecchio

La vena cantautorale prevale anche in “Pathosfera”, con chitarra acustica e voce, un altro triste autoritratto, profondamente emotivo. La trilogia che questo “Orbit Orbit” chiude è un modo di abbracciare la propria emotività, il proprio pathos:

Mamma, sta tornando pathos a galla

Scava dentro me che pare un tarlo, una talpa

E danza, dentro la mia pancia, farfalla

Piano piano sta ridando sangue a un fantasma

Voglio tornare nella Pathosfera

Passare i giorni nella Pathosfera

Anche se i colpi nella Pathosfera

Fanno “Thud! Thud! Thud! Thud! Thud!”

Il prog-rock per sintetizzatori di “Cosmonaufrago”, rinforzato dall’operistica “Perlificat”, è un ritorno a linguaggi già esplorati che si amalgamano con difficoltà con gli aspetti più introspettivi.

È futile chiedersi se “Orbit Orbit” sarà adorato dai fan: Caparezza può vantarne di fedelissimi, entusiasti a prescindere. A chi vi scrive sembra un album che alterna momenti eccellenti, persino tra i migliori dell’intera discografia, e altri meno convincenti, che guardano al passato senza slancio creativo o, peggio, sfruttano cliché della musica ispirata allo spazio.

La necessità di svolgere il racconto, ancora una volta con un concept-album, costringe a cambi di stile e registro, non sempre coerenti e omogenei a livello creativo: alcuni episodi sono splendide confessioni di un musicista ultracinquantenne, ma altrove l’obiettivo sembra portare avanti la trama. Ci sarebbe anche da chiedersi se una trilogia sulla propria crisi personale non sia un po’ autoindulgente, un peccato che non è difficile attribuire al rapper.

Per tutto questo, l’album non è all’altezza di “Exuvia” né di altri vertici della sua carriera e, ogni tanto, “l’aggettivo che meglio si presta è vecchio”.

08/11/2025

Tracklist

  1. 1. Fluttuo, orbito
  2. 2. Il pianeta delle idee
  3. 3. Io sono il viaggio
  4. 4. Darktar
  5. 5. A Comic Book Saved My Life
  6. 6. Il banditore
  7. 7. Autovorbit
  8. 8. Curiosity (Oltre il bagliore)
  9. 9. Gli occhi della mente
  10. 10. Come la musica elettronica
  11. 11. The NDE
  12. 12. Pathosfera
  13. 13. Cosmonaufrago
  14. 14. Perlificat

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