Christine Ott

Time To Die

2021 (Gizeh) | contemporary classical, electroacoustic

Archiviata la parentesi collaborativa che la vede intestataria insieme a Mathieu Gabry della denominazione Snowdrops, Christine Ott torna all’abituale dimensione solista pubblicando il suo quarto lavoro in dodici anni, secondo capitolo curato dalla Gizeh di Richard Knox. Dopo lo splendido “Chimères (pour ondes Martenot)”, interamente incentrato sul suono ammaliante dell’apparecchio elettrofono di cui è virtuosa interprete, la musicista francese riprende l’esplorazione di un universo sonoro più esteso in veste di polistrumentista versatile oltre che di compositrice raffinata. Arpa, sintetizzatori, campane tubolari e percussioni si aggiungono alla presenza dominante del pianoforte e alle frequenze cosmico-spettrali delle onde Martenot, definendo un territorio narrativo fertile ancora una volta caratterizzato da una evidente qualità cinematografica del suono.

L’attitudine alle sonorizzazioni, l’amore viscerale per il cinema, si palesa immediato quando dal crepuscolare flusso elettroacustico scandito da percussioni profonde che dà il titolo all’album emergono le parole del monologo di Roy Batty/Rutger Hauer nella scena clou del “Blade Runner” di Ridley Scott. Allo stesso modo l’affidarne la recitazione a Casey Brown, già voce narrante in “Disaster”, traccia di chiusura di “Only Silence Remains”, dichiara apertamente il legame tematico che unisce “Time To Die” al disco del 2016, uscito anch’esso per la label inglese. A partire da qui, quel che si delinea è un itinerario emozionale vivido, un caleidoscopio che vede la voce del piano essere protagonista solitaria o elemento guida a cui si aggiungono le ulteriori componenti sonore.

Distante dalla sterile essenzialità di tanta produzione neoclassica, il pianismo della Ott emerge in tutta la sua trascinante ricchezza, rimandando, soprattutto nelle sue derive solitarie (“Brumes”, “Miroirs”), alla torrenziale enfasi della continuous music di Lubomyr Melnyk. A questa preziosa declinazione si somma il contributo delle ulteriori componenti musicali, sia che si tratti dei vocalizzi eterei (“Landscape”) o di modulazioni inquiete che introducono una dirompente danza di note (“Horizons Fauves”). Il risultato è un tragitto sonoro intenso, fatto di cromie brillanti e privo di cadute di tono, ennesima conferma del talento cristallino di un’artista capace di creare con la sua musica sequenze cinematiche profondamente suggestive.

(22/04/2021)

  • Tracklist
  1. Time to Die
  2. Brumes
  3. Landscape
  4. Chasing Harp
  5. Horizons Fauves
  6. Comma Opening
  7. Miroirs
  8. Pluie
Christine Ott su OndaRock
Recensioni

CHRISTINE OTT

Chimères (pour ondes Martenot)

(2020 - NAHAL Recordings)
Un immaginifico viaggio interstellare plasmato attraverso l'alchemico suono dell'ondista francese

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