Daniel Herskedal

Harbour

2021 (Edition) | chamber-jazz

Non è semplice elaborare quanta fluida bellezza sgorghi dal nuovo album di Daniel Herskedal, musicista che nel sempre più ricco scenario del jazz mediterraneo, si è contraddistinto anche per l’insolito ruolo solista del proprio strumento, il bassotuba, spesso relegato a funzioni secondarie.
Il musicista è stato recentemente premiato con lo Spellemann Award (il Grammy norvegese) per l’album del 2020 “Call For Winter”, per il quale ha rinunciato al consueto trio o quartetto, al fine di concentrare l’attenzione sull’enorme potenza evocativa del suono della tuba e il forte respiro della tromba basso.

Seguito del disco più austero della discografia di Daniel Herskedal, “Harbour” reintegra al fianco del musicista due fedeli collaboratori, Eyolf Dale (pianoforte e celesta) e Helge Andreas Norbakken (batteria, marimba e percussioni), per un album ispirato e affascinante, un racconto sonoro dove protagonisti sono il mare, le spiagge, le isole, i porti e i marinai.
La padronanza tecnica di Herskedal è ben nota per chi ha avuto la fortuna d’incrociare album pregevoli come “Slow Eastbound Train”, “The Roc” e “Voyage”. “Harbour” ne recupera l’ampio respiro lirico, condensando in quarantacinque minuti tutte le tappe del percorso creativo dell’artista: un’alchimia di musica norvegese, jazz, folk, musica araba e classica, un suono ricco e potente tipico più di una piccola orchestra jazz che di un trio.

Il delizioso e sfarzoso chamber-jazz non soffre della momentanea assenza della viola di Bergmund Waal Skaslien, il flusso melodico e strumentale scorre senza alcuno sforzo, tra slanci melodici suggestivi (“The Mariner's Cross”) e cristalline pagine dal tono crepuscolare dove lo xilofono sostituisce il piano, avvolto dal suono denso della tuba e dal timbro metallico delle percussioni (“Arriving At Ellis Island”).
Infinite reinvenzioni animano queste dieci nuove tracce: il musicista norvegese riprende le fila della nostalgica e inquieta traccia finale dell’album “Voyage” (“The Lighthouse”) per una tenebrosa e solitaria “The Lighthouse On The Horizon”, dove il dialogo/intreccio tra gli strumenti assomiglia al fragore delle onde sulla scogliera, mentre paesaggi sonori arabi e geniali intrighi ritmici/armonici suggellano la potenza armonica di “Dancing Dhow Deckhands”, uno dei brani più articolati e struggenti dell’intero progetto.

Ogni album di Daniel Herskedal lascia decisamente il segno, questa volta il tono ancor più solenne dell’elegiaca “The Beaches Of Lesbos”, l’estrema particolarità della criptica “Ice-free”, il groove alla Colin Stetson dell’energica “Hunters Point Drydocks”, lo spirito più free di “The White Lion Docks In Point Comfort” e la raffinatezza lirica affine a quella del più noto collega e conterraneo Arve Henriksen di “Like A Ship In The Harbour” si incastonano alla perfezione, suggellando “Harbour” come una delle opere più riuscite del musicista norvegese.

(02/09/2021)

  • Tracklist
  1. The Mariner's Cross
  2. Ice-free
  3. The Lighthouse On The Horizon
  4. Hunters Point Drydocks
  5. Arriving At Ellis Island
  6. Dancing Dhow Deckhands
  7. Like A Ship In The Harbour
  8. The White Lion Docks In Point Comfort
  9. Port Of Call
  10. The Beaches Of Lesbos




Daniel Herskedal on web


Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.