Guedra Guedra (كدرة كدرة)

Vexillology

2021 (On the Corner) | footwork, gnawa, folktronica

No, non ho capito come si legga. Il nome, dico. Forse /gidræ gidræ/, con la “g” dura. È lingua berbera, e non si può dire che la Rete pulluli di informazioni a riguardo. Significa “calderone” (“calderone calderone”, in realtà), ma è anche il modo in cui è indicata presso i tuareg la danza della benedizione.
Per Abdellah M. Hassak, producer trentaseienne nato e vissuto a Casablanca, in Marocco, la musica è per l’Africa il terreno dove avviene la congiunzione tra umano e divino. Il suo album di debutto, “Vexillology”, può essere descritto attraverso etichette piuttosto settoriali: footwork, juke, folktronica, gnawa; ma nella mente dell’artista è soprattutto una trasposizione del caleidoscopio di culture che da sempre è l’area nordoccidentale del Sahara. Abdellah lo spiega nelle interviste: bandiere e confini frutto delle suddivisioni coloniali non rappresentano la ricchezza della sua regione. Perché questa si esprima appieno, è necessario intersecare, riconfigurare, tagliuzzare nuovi suoni e antiche ritualità. L’ispirazione chiave per la sampledelia di Guedra Guedra è proprio la visione di questo futuristico patchwork di vessilli.

Nell’inventario dei campionamenti presi a prestito per i pezzi di “Vexillology” troviamo: cori tradizionali, canti di uccelli, flauti ney, percussioni di vario genere, chiacchiericcio e brusii di strada, MCing, accordi di pianoforte jazz, battiti di mani, estratti di pop radiofonico. Un discreto fritto misto di materiali sonori, insomma, che però in sé non si discosta più di tanto dall’ordinario assortimento di found sound a cui vent’anni e rotti di ibridazioni elettro/folk hanno abituato gli appassionati.
La particolarità sta nell’accostamento tra queste schegge musicali e i beat iper-densi tipici del footwork e degli svariati filoni attigui. In “People’s Cabaret”, uno dei pezzi dal bpm più serrato, è proprio il contrasto tra techno astratta e vocalizzi arabic pop velocizzati a costruire l’immediatezza sbalestrante degli incastri sonori. Un brano come “Aura” svela poi quanto la ricetta conquisti da sferzate elettroniche e subwoofer: miscela found sounds con synth color pugno nell’occhio, e con un opportuno martellamento di frequenze ultrabasse dà vita a un etno-dub futuristico assai lontano dagli stereotipi. Un ibrido mutaforma che rimanda non all’ennesimo suk da cartolina, ma alla vita in una metropoli pulsante, dove tradizioni e modernità radicale si intersecano generando soluzioni inaspettate.

Sia però chiaro un aspetto: come per i compagni di etichetta Planet Battagon e Khalab, o i nostrani e internazionalmente celebrati Populous e Clap! Clap!, il punto di forza di Guedra Guedra non sta nell’esotismo ma nelle emozioni. Dell’iniziale “Seven Poets” colpisce soprattutto l’aura luminosa ed estatica, alla Four Tet prima maniera; "40 Feet" è invece sospesa e stordente, con un torrente di tom e piatti elettronici che per tre minuti circa spedisce in un paradiso poliritmico da cui non si vorrebbe più tornare.
Stando a YouTube, le esibizioni dal vivo di Abdellah M. Hassak appaiono un'esperienza inebriante. Mascherato, munito di laptop e svariati controller digitali, inanella sample variopinti su battiti impetuosi e frastagliati. Su album è più direzionato, caratterizza maggiormente i singoli pezzi e perde un po' di energia. Ma guadagna in capacità evocativa e ricchezza di intrecci. Il bilancio è in attivo.

(11/05/2021)

  • Tracklist
  1. Seven Poets
  2. Stampede Step
  3. Complementariness
  4. When I Run
  5. Cercococcyx
  6. Clapping
  7. The Arc of Three Colours
  8. Archetype
  9. People's Cabaret
  10. Aura
  11. 40 Feet
  12. Berber Is an Alien
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