Hamish Hawk

Heavy Elevator

2021 (Assai) | post-punk, indie-pop, baroque-pop

Ascensore: figurazione psicologica di situazioni di conflitto tra coscienza e inconsapevolezza, voglia di riscatto ma anche paura di affondare. Una sensazione che affonda le radici nell'adolescenza, nelle paure reali o fantastiche; un insieme di emozioni e riflessioni che Hamish Hawk trasforma in musica e poesia nel suo album "Heavy Elevator". Prodotto da Rod Jones (Idlewild) nel suo Post Electric Studio di Edimburgo, il nuovo progetto del musicista scozzese è una ventata di energia e di aria fresca di cui la musica pop aveva urgente bisogno.

Sono dieci canzoni che hanno lo spessore letterario e musicale degli Smiths, l'eleganza barocca dei Divine Comedy, un lieve tocco dandy alla Pulp, uno slancio post-rock alla Magazine e una natura popular che rimanda a King Creosote; un avvincente mix di rock'n'roll, stravaganze romantic-pop, post-punk e psych-soul dal disarmante fascino.
"Heavy Elevator" è un insieme di frammenti armonici dalla natura pulsante, a volte è il fluttuare dei synth a disegnare una melodia eterea che trasuda malinconia e speranza ("Vivian Comma"). Di rado le note sono profonde e cupe al limite di un esistenzialismo sonoro che appartiene indistintamente a Nick Cave o Peter Hammill (la profonda catarsi emotiva minimal-baroque della title track), ed è altresì palpitante il suono dell'organo che tinge di acid-soul l'esplosiva "Calls To Tiree".

Graffiante ma non spigoloso, l'album di Hawk è un progetto musicalmente corposo e spavaldo, una sintesi di forza e disincanto ironico, ben sintetizzato dai ritmi pulsanti che dialogano con accordi squillanti di chitarra nell'ingegnosa ed eccentrica "The Mauritian Badminton Doubles Champion, 1973".
Con tratto sicuro, Hawk descrive storie di personaggi reali o virtuali in uno stile quasi letterario. Un narratore più che un poeta, un evocatore di immagini forti. Quando le parole diventano più aspre e crude ("Ho passato gli ultimi tre anni a dormire/ Una città chiamata miseria/ Nessuno sembra vivere qui tranne me"... "Impazienza su una cartolina/ Tutte le parti di me che ringhiano e sorridono/ trovano facilmente lavoro in Mean Street"), anche la musica incalza con un groove sonoro ricco di fratture ritmiche e liriche, degne dei Talking Heads o dei Gang Of Four ("Caterpillar").

Hawk passa dalla rabbia all'introspezione con egual visceralità. "Sono venuto da Paul the Apostle/ Questa vecchia vita è impossibile/ Non sopporto il sito del Castello di Edimburgo/ Non riesco a finire un birra", canta in "New Rhododendrons", mentre la voce modella paure e sentimenti che pulsano al suono di un organo e del basso.
Ha altresì il piglio del classico l'avvolgente, leggiadro e quasi epico insieme strumentale e vocale di "This, Whatever It Is, Needs Improvements", allo stesso modo l'esuberanza post-punk di "Bakerloo, Unbecoming" è travolgente e tagliente come un hit-single dei Redskins.
Nelle dieci tracce del disco Hamish Hawk accosta a personaggi comuni figure importanti e dissimili tra loro: dal geniale architetto e astronomo Christopher Wren (la già citata "The Mauritian Badminton Doubles Champion, 1973") a Edith Piaf ("Calls To Tiree"), il fine è quello di rendere eroi anche quelle figure quotidiane e invisibili, che il musicista racconta con l'ausilio di canzoni dalla scrittura decisa e originale.

L'abbraccio più intimo e avvolgente di "Daggers", l'elegante romanticismo che tiene in equilibrio l'incredibile flusso di armonie e lirismo di "Your Ceremony" rimarcano l'enorme talento e potenziale del musicista. A dispetto della stimolante familiarità stiltistica, "Heavy Elevator"è uno dei dischi più vividi e ispirati degli ultimi tempi. Un'autentica sorpresa.

(01/10/2021)

  • Tracklist
  1. Vivian Comma
  2. This, Whatever It Is, Needs Improvements
  3. The Mauritian Badminton Doubles Champion, 1973
  4. Bakerloo, Unbecoming
  5. Your Ceremony
  6. Caterpillar
  7. Daggers
  8. Heavy Elevator
  9. Calls To Tiree
  10. New Rhododendrons






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