Herbert

Musca

2021 (Accidental Records) | micro-house, dream-pop, musica concreta

Dopo un inizio di carriera nell'orbita house più di frontiera, segnata da una valorizzazione inedita e filosoficamente ricercata dell'errore quale metodo compositivo, nel 1998 Matthew Herbert inaugurava con "Around The House" una fortunata stagione di concept-album in bilico tra musica concreta e club music. Elaborato attorno alla polisemia della parola "house", il disco si costruiva sul suono di lavatrici, micro-onde, oggettini di plastica, posate e perdite di lavandino, ma anche su echi techno-house di varia estrazione e vellutati vocalizzi da lounge room. Inavvertitamente, Herbert aveva prodotto quello che oggi probabilmente accoglieremmo come un avvincente e creativo resoconto sonoro dell'esperienza del confinamento pandemico. Fast-forward nel reale contesto pandemico del 2021, il produttore inglese decide proprio di restituire con "Musca" una sua versione sull'isolamento e le dinamiche più ampie legate alla globalizzazione dei mutamenti climatici e virali. "Musca" si fonda così su un vasto assortimento di campionamenti registrati durante le prime ondate della pandemia nella sua fattoria nella campagna inglese - musca fa riferimento proprio alla famiglia di insetti che ha osservato e seguito minuziosamente nella sua tenuta nel periodo.

Contrariamente a quanto ci aveva abituato con le sue ultime uscite dai contenuti iper-politicizzati, tematicamente "Musca" ha una dimensione fortemente introspettiva e viaggia in bilico su una felice ambiguità di riferimenti tra privato esistenzialismo e sguardo sul collettivo. Un equilibrio, a ben vedere, che il nostro inaugurò con il pacifismo di "Scale" e ha esplorato poi con "The Shakes", ovvero l'unica altra uscita a nome Herbert tra quell'episodio di già quindici anni fa e oggi. La traiettoria che parte dall'ottimo "Scale" e che arriva a "Musca" non è solo di contenuti analitici, ma anche di aspetti squisitamente stilistici. L'album, infatti, dava il via a un capitolo nella biografia di Herbert in cui il concretismo house degli albori sfumava in un'eccitante commistione avant-pop, forte del gusto per i lavori orchestrali, cameristici e jazzofili a cui il nostro si era dedicato in parallelo e sotto diverse spoglie.

"Musca" riprende evidentemente il discorso di un pop elettronico da camera, con una produzione ancora più essenziale e scarna e un tempo decisamente meditabondo (e dilatato, sfiorando i 76 minuti) ma organicamente ricchi di spunti compositivi, questa volta nel senso più tradizionale del termine. La splendida "Hypnotised" e l'estrosa "Fantasy" sono probabilmente il miglior biglietto da visita per avere un'idea di quello a cui Herbert sta puntando in questa fase del suo percorso artistico: tappeti micro-house di magistrale fattura e rigorosamente concreti su cui si insediano contributi vocali pieni e calorosi e l'occasionale commento misuratissimo di elementi orchestrali.

Eppure, nel suo abbondante running time, "Musca" rivela anche quelli che sono i limiti di questa nuova dimensione di Herbert come compositore pop. Il primo è la scelta dei vocalist, un sentore a cui il produttore ci aveva abituati fin troppo bene, con featuring calzanti e mai banali, che fossero le performance di Luca Santucci, Neil Thomas, Shingai Shoniwa o le memorabili collaborazioni con la sempre divina Dani Siciliano. "Musca" regala invece interpretazioni spesso troppo da manuale se non addirittura sedute, soprattutto nei cameo della cantautrice americana Allie Armstrong. Siân Roseanna regala i featuring che più sembrano entrare nel mood herbertiano conosciuto, consegnando una felice nota di sinuosità nell'ultima porzione del disco. Un altro limite dell'album risiede proprio nella sua lunghezza, non sempre giustificata da una reale densità di contenuti o da uno sviluppo tematico e che rende evidenti vari momenti di indulgenza e virtuosismo di troppo, in particolare nella sua parte centrale.

In ogni modo, "Musca" fa il punto della situazione sulla congiuntura affatto scontata a cui è approdato sir Herbert alla soglia dei cinquant'anni. Un lavoro che conferma tutta la profondità, l'ampio respiro e la qualità tre spanne sopra la media che da sempre caratterizzano il producer, che per una volta espande più che inventare. La maturità artistica, largamente intesa, è anche questo.

(17/11/2021)

  • Tracklist
  1. Two Doors
  2. Hypnotised
  3. Chain Reaction
  4. Fantasy
  5. Might As Well Be Magical
  6. Let Me Sleep
  7. The Slip
  8. The Impossible
  9. The Horror
  10. The Way
  11. Tell Me A Secret
  12. Be Young
  13. Unrestorable
  14. Gold Dust
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