Iglooghost

Lei Line Eon

2021 (Gloo) | deconstructed club, wonky, uk bass, bubblegum

Quattro anni fa, annunciato da qualche Ep, è uscito uno degli album più divertenti e originali del variegato panorama wonky/footwork/post-dubstep/deconstructed/scegliete pure voi un’altra etichetta. Si chiamava “Neō Wax Bloom”, era realizzato da un ventunenne originario di Shaftesbury, nel Dorset, ed era fin dalla copertina coloratissimo e fuori di testa.

Ora il ragazzo ha venticinque anni, ha alle spalle un tot di collaborazioni, singoli e mixtape, ed è tornato con un nuovo Lp a nome Iglooghost. A dire il vero, però, “Lei Line Eon” è di più di un semplice album: è un progetto creativo che incorpora elementi narrativi, visivi, musicali e... esobiologici (?) in una visione estetica idiosincratica, affascinante e (a suo modo, per carità) decisamente progressive.
I tratti salienti di questo esperimento slipstream sono illustrati dall’essenziale homepage del Glyph Institute, supposto ente di ricerca dedicato allo studio della misteriosa “cultura Lei” e degli esseri che la alimentano. Con un’inventiva che sta da qualche parte tra Tales from the Loop e il Codex Seraphinianum, il sito mescola elementi autobiografici, tecnologie arcane, sprazzi mistici e presunti contatti con creature fluttuanti sopra le brughiere dell’Inghilterra meridionale.

Elemento centrale per la comprensione del folklore Lei è - manco a dirlo - la musica. Le tracce del disco esplorano i diversi componenti del ricco legendarium costruito dall’artista: ritmi, voci, linee melodiche sono assieme riti evocativi e rappresentazioni ora di entità melmose e nere come la pece, ora di misteriose “Celle” sospese tra il vivente e l’inanimato.
Uno scorcio di queste fantasie sta nel video di “Big Protector”, diretto e animato da Seamus Malliagh aka Iglooghost medesimo, col supporto della collaboratrice ricorrente BABii (creatrice degli enigmatici strumenti trasparenti che appaiono nel video, nonché featured vocalist in un altro pezzo del disco). Oltre agli aspetti visivi e all’immaginario animista, colpiscono subito le scelte sonore, dominate da una fusione contrastante tra scampanellii estatici e ombrosissimi sub-bass. A insinuarsi nel conflitto, le volute incessanti del violino, suonato dal sessionman newyorkese di origine indiana Vivek Menon, ospite fisso di pressoché tutta la tracklist.
Proprio il violino è responsabile di una tensione ascensionale che è il vero tratto distintivo dell’album rispetto alle precedenti uscite dell’artista. Tra picchiate, giravolte e note prolungate, la sua presenza quasi ubriacante è essenziale alla particolare combinazione di straniamento, elegia e ieraticità che tiene in vita il mondo liminale di “Lei Line Eon”.

Ci sono poi tutti gli elementi che fin da principio hanno reso unica la formula di Iglooghost: gli incastri wonky mandati a mille, le selve di scintillii e raggi laser stile Rustie, le filastrocche rap a base di cinguettii elfici e latrati da cookie monster. Valgano come esempi “Sylph Fossil”, in cui voci malvagie e disincarnate si fronteggiano su un palcoscenico di glitch folktronici e bassi proteiformi, o la precedente "Pure Grey Circle", che sembra combinare Múm e Squarepusher in un ibrido di delicatezza e cervelloticità tanto spiazzante quanto suggestivo.

Il disco pare costruito come una matrioska di bolle di sapone: le dieci tracce che lo compongono si espandono, risplendono, e d’un tratto scompaiono svelando le bizzarrie della bolla successiva. Più che risaltare come entità distinte, catturano col carattere proteiforme delle loro mutazioni. L'assenza di episodi ben delimitabili - di veri e propri pezzi da novanta, insomma - è tuttavia anche il punto debole dell'opera: senza un brano-simbolo per farsi notare, difficilmente conquisterà un ampio pubblico. Chi però è in cerca di esperienze di ascolto altamente immersive e fuori dall'ordinario non ha che da cogliere l'occasione.

 

(21/04/2021)

  • Tracklist
  1. Eœ (Disk•Initiate)
  2. Pure Grey Circle
  3. Sylph Fossil
  4. Light Gutter (feat. LOLA)
  5. Big Protector
  6. UI Birth (feat. BABii)
  7. Zones U Can't See
  8. Amu (Disk•Mod)
  9. Soil Bolt
  10. Yellow Umbra


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