Ignacio Simon

Old Friends

2021 (self released) | songwriter, art-rock, experimental

Il nuovo progetto solista dell'ex-frontman degli Al Berkowitz, nonché parte del duo Northwest, eredita languori e fremiti di quel dark-punk poetico e delicato che Cocteau Twins e David Sylvian facevano fluttuare tra i tentacoli del death-rock e del folk-noir, privandolo di consistenza terrena.

Litanie sepolcrali si ergono tremanti su scarni accordi di chitarra e tastiere fluttuanti e pallide, mentre dalle profondità oscure si avvicina la voce di Ignacio Simon. L'invito è perentorio, "come on here we go", appena ingentilito dal suono struggente del violino, il cui accenno melodico resta circoscritto ("Don't Be Long").
Si tratta del primo, indolente passo di "Old Friends", quarto album del musicista, pubblicato in accidentale coincidenza con il progetto solista della compagna d'avventure sotto il nome di Northwest, ovvero Mariuca García-Lomas: Mariuk, "Blue Days".

Ed è la voce la novità di questo nuovo parto di Simon, quella voce che prende per mano l'ascoltatore dalle prime tremule note della sopracitata "Don't Be Long", offrendo all'ascoltatore un posto in prima fila nell'incantato cabaret-noir virtuale. L'album assume i contorni di un'elegante sinfonia gothic, alimentata da modalità avantgarde, noise e neoclassiche, che stemperano le lugubri e gelide tonalità dell'elettronica e i fremiti del violino in cerca di un languido erotismo poetico, spesso annunciato ma sovente vacillante e astratto.
Accade così che suoni e sibili infettino i quasi dodici minuti di "Victor", mentre note di piano implodono tra gli struggenti sospiri degli archi e dei collage di rumori e vuoto cosmico, cadenzando ogni nota come se fosse un photo frame di un breve film senza trama, eppur ricco di ricordi e sensazioni privi di una dimensione temporale.

Decadenza ed estatico immobilismo ritmano la lenta progressione di intuizioni armoniche abbandonate e in attesa di una decomposizione naturale ("Being There"). Le parole sono esercizi linguistici, tuonanti rime ed esametri il cui vigore poetico resta perennemente in attesa di una ferita nella quale incunearsi per poter infine cantare tutto il dolore e il languore carnale, un'epifania che si realizza nel cuore centrale dell'opera, in quella title track dall'indomabile fluido romantico noir degno delle migliori pagine di Thomas Feiner, Kurt Wagner, Scott Walker e David Sylvian.

La stentorea e arabescante melodia di "Old Friends" alfine toglie la maschera: l'art-rock del musicista si inebria di metafore e ricordi, annunciando l'apocalisse con laceranti tonfi elettronici e solenni silenzi ("Being There") che danno il La alla preghiera laica di "The Magician", dove il piano diventa protagonista del più amabile refrain del disco, avvolto da sonorità gassose e lievemente psichedeliche che salutano l'ingresso di Ignacio Simon nel mondo dei cantautori in costante ricerca della pietra filosofale. E questa è solo una delle buone notizie per chi ama l'ethereal wave dei Northwest.

(21/12/2021)

  • Tracklist
  1. Don't Be Long
  2. Víctor
  3. Being Here
  4. Old Friends
  5. Being There
  6. The Magician


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