Negură Bunget

Zău

2021 (Lupus Lounge) | atmospheric-black-metal, prog-metal

Non sperate, non ci sarà alcuna reunion dei Negură Bunget, o perlomeno di quello che ne rimane. Certo, a conoscere la storia dell'influente band rumena è fatto alquanto appurato, considerata la morte prematura di Gabriel “Negru” Mafa e l'inevitabile cancellazione di ogni futura attività. Se si è arrivati ad avere un album come “Zău” e quindi la degna conclusione della trilogia avviata nel 2015 con “Tău”, è per un elemento del tutto fortuito. Registrate prima della conclusione dell'ultimo tour, le parti di batteria del disco curate da Negru sono state recuperate dagli altri membri del gruppo (gli ultimi di una storia creativa lunga oltre 20 anni), assieme a demo e abbozzi. Con i fondamenti così recuperati, colmare i vuoti e modellare i brani nel rispetto della visione della trilogia non è stato poi realmente complesso. Coerente alla linea di un progetto che nei due album precedenti aveva ben inquadrato i lineamenti di una Transilvania antica, terra in cui ancora pulsa il cuore vivo di leggende perse nel tempo, il canto del cigno della compagine black-metal è la più commossa chiusura che ci si poteva aspettare.

Inutile cercare qui la rivoluzione, lo slancio che apporta nuove prospettive: totalmente fedele all'impianto folk/black-metal scelto per l'intera trilogia (e che per sommi capi ha costituito il nucleo stilistico centrale già da “Vîrstele pămîntului”) il disco si perde ancora nelle nebbie del tempo, evoca ere antiche, quelli degli antichi Daci e dei loro rituali arcani, con un accorto avvicendarsi tra acustico ed elettrico che da sempre accentua lo spaesamento temporale della proposta. Meno che nel primo capitolo della trilogia, e in una maniera che riporta dritti all'acclamato “OM”, il Dio immortalato dai Negură Bunget indugia nell'atmosfera, si nutre di trame sfuggenti, non necessariamente legate alla tradizione, sempre però fedeli alla lente evocativa del progetto, alle sue trame boschive, fatte di legno e muschio.
Anche a rinunciare parzialmente all'aspetto folk (che comunque introduce, con i dovuti sentori levantini, i quindici minuti di “Brad”), l'album sa compensare con un'adeguata gestione di volumi e colori, plana tra rovine e radure, dà piena voce al progressivo spegnersi di una leggenda.

In questi spiragli d'antico, la band riesce comunque ad assestare dignitosi colpi metallici, a torcere la propria esperienza verso cadenzate scariche in scia black-doom (la seconda metà di “Iarba fiarelor”), a ribadire il proprio gusto per una vena progressiva mai sopita (“Obrăzar”). Non è niente che non abbia già fatto ripetutamente la propria apparizione nell'affascinante cammino della band rumena, tant'è che i preludi dei singoli brani, colmi di nebbiosa sospensione, finiscono quasi col rubare la scena. Anche così, la chiusura di un percorso fondamentale del metal europeo reca in sé tutto il fascino e l'ardore di un linguaggio unico nel suo genere, legato a doppio filo alla storia e ai retaggi profondi di una cultura intera. Che la memoria di Negru possa essere serbata a lungo!

(11/01/2022)

  • Tracklist
  1. Brad
  2. Iarba fiarelor
  3. Obrăzar
  4. Tinerețe fără bătrânețe
  5. Toacă din cer


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