Yes

The Quest

2021 (Sony) | progressive

Se si pensa che il primo album degli Yes sia stato pubblicato nel 1969, sembra incredibile essere qui, dopo ben cinquantadue anni, a commentare il ventiduesimo album di inediti di una band che ha segnato la storia del progressive rock, con tanti vertici ma anche altrettanti momenti meno esaltanti, che potrebbero indurre a una certa diffidenza nei confronti del nuovo "The Quest".

Dopo l'addio a Chris Squire, mancato prematuramente nel 2015, la line-up degli Yes, una delle formazioni più cangianti che a memoria si ricordi, si è stabilizzata con Jon Davison (voce, chitarra), Steve Howe (chitarra, sitar, mandolino), Geoff Downes (piano, synth), Billy Sherwood (basso) e Alan White (batteria). "The Quest" si presenta subito come album per nostalgici della stagione d'oro del progressive in cerca di sonorità classiche sulla scia della tradizione del rock sinfonico anni 70, in vari tratti debitore del sound elettronico degli Alan Parsons Project, in altri con una marcata presenza di strumenti acustici. Di certo, è un album più interessante di gran parte della loro discografia che parte dal deludentissimo "Union" (1991) in poi, probabilmente l'anno spartiacque dopo il quale (a parte la piacevole eccezione di "Magnification") è davvero arduo trovare qualcosa di realmente rilevante.

Si parte davvero bene con l'accoppiata "The Ice Bridge" e "Dare To Know", con un mellotron debitore del Keith Emerson di "Fanfare For The Common Man", per poi proseguire con rimandi a Rick Wakeman e al chitarrismo tipico di Howe che si autocita continuamente, raggiungendo frangenti anche notevoli.
Per il resto si prosegue con un progressive ridotto abbastanza ai minimi, mai pomposo, a volte orecchiabile a volte sonnacchioso, dove nulla sembra davvero memorabile. L'album si risolleva nel finale magistrale di Howe di "A Living Island", con una chitarra epica che è di certo il momento più emozionante di un Lp dove è soprattutto il mestiere a tenere in piedi la baracca. "The Quest" è diviso in due cd, nel secondo dei quali stranamente sono presenti solo tre brani, poco più di una stanca appendice che poteva essere certamente sacrificata.

Un disco buono per i superfan degli Yes, sicuramente non adatto a un novizio che volesse approcciarsi alla band o desiderasse approfondire la storia del prog-rock. Per quello è meglio tornare a "Fragile" o "Close To The Edge". Il voto è una media tra il 7 dei primi due brani e il resto.

(10/10/2021)

  • Tracklist
  1. The Ice Bridge
  2. Dare To Know
  3. Minus The Man
  4. Leave Well Alone
  5. The Western Edge
  6. Future Memories
  7. Music To My Ears
  8. A Living Island
  9. Sister Sleeping Soul
  10. Mystery Tour
  11. Damaged World




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