Foja

Miracoli e rivoluzioni

2022 (FullHeads) | folk

Nei Foja c’è Napoli. E questo è innegabile. Sono già trascorsi più di dieci anni da quando la formazione guidata da Dario Sansone varcò repentinamente il portone della popolarità con un esordio convincente e fortunato, “‘Na Storia Nova” (con la piccola ribalta del singolo “‘O sciore e ‘o viento”). C’è da dire che all’epoca i Foja si trovarono inseriti in una propizia parentesi temporale di riscoperta di un certo tipo di cantautorato dialettale (si pensi, tra tutti, al successo di Mannarino).
Napoli però, musicalmente parlando, ha sempre rappresentato un mondo a sé. La scena partenopea, più che rinnovare canovacci legati a strutture vagamente o marcatamente tradizionali (per quanto opportunamente modernizzate), ha sempre trovato la capacità di importare modelli stilistici esterni e innestarli nel cuore del proprio Dna. Dal “Neapolitan Power” fiorito con Napoli Centrale e Pino Daniele ai fervori dub, rap e alt-rock (99Posse, Almamegretta, 24 Grana), fino al risorgimento “Newpolitan” variegatamente contaminato (dal “caso” Liberato, alle peripezie etno-fusion dei Nu Genea), Napoli ha sempre parlato un linguaggio proprio e unico non solo (naturalmente) in parole con l’uso del dialetto, ma in note stesse, che alle falde del Vesuvio si spogliano delle vesti (per lo più anglosassoni) d’origine, trovando nuova anima e corazza.

Proprio nel cosiddetto filone “Newpolitan” possiamo ricomprendere i Foja, che forse, tra tutti, sono proprio quelli che più affondano le proprie radici nel canto popolare e tradizionale, sì ibridato da influssi rock e pop, ma ad ogni modo ancorato a un folk che trova nella sua dimensione teatrale il proprio punto d’approdo. La teatralità rappresenta un elemento imprescindibile dello stile dei Foja (tanto da portarli - non a caso - a diventare il primo gruppo pop/rock a calcare uno dei palchi teatrali più prestigiosi al mondo, quello del San Carlo), supportato dall’immaginario visivo di stampo fumettistico offerto sin dall’esordio dall’amico Alessandro Rak (celebre autore de “L’arte della felicità”).

Tutto questo - inclusa la collaborazione con Rak - si ritrova nell’ultima fatica dei Foja, “Miracoli e rivoluzioni”. Il nuovo album mostra un livello tecnico progredito, segnando una piena maturità e consapevolezza artistica. Di contro, da un certo punto di vista, negli episodi più vicini alla propria maniera, i Foja perdono una certa impulsività, a scapito di uno spleen sicuramente cercato ma non sempre raggiunto. Le composizioni sono impeccabili dal punto di vista strumentale, i testi sono appassionati, eppure spesso si ha la sensazione di un’eccessiva edulcorazione, come se proprio l’inclinazione teatrale tanto cara alla band avesse preso il sopravvento sull’urgenza musicale. C’è Napoli, certo, ma a volte è una Napoli troppo da cartolina, pur nel suo eterno contrasto tra luci e malinconie, puntellato da mandolini e fisarmoniche che si fanno spazio nei brani.

I partenopei trovano questa volta maggiore ispirazione al di fuori della propria comfort zone. In “Addò se va” (pezzo migliore dell’album) coniugano una crepuscolare marcia in downtempo con la propria liricità innata, con un'enfasi à-la Raiz, ma è soprattutto nei (tanti) duetti che “Miracoli e rivoluzioni” sa brillare; le collaborazioni scelte risultano infatti quantomai centrate, fornendo apporti artistici non banali, capaci di donare colore e corpo all’opera. In “A cosa stai pensando?” (con Davide Toffolo) guadagnano un piglio indie acidulo ma leggero, in “Stella” (con Lorenzo Hengeller) una raffinata eleganza jazz.
Sopra le righe “Santa Lucia” con Clementino, che riesce a disegnare - questa volta in maniera più che credibile - atmosfere cariche di pathos, con il rapper che si dimostra capace di uscire dallo sterile ruolo di personaggio televisivo e di regalare interpretazioni intense. Leggermente più sottotono il duetto con Enzo Gragnaniello, che, seppur mirabile nella scrittura e nell’esecuzione, non rispecchia appieno la statura artistica di quest’ultimo. Semplice e commovente “A mano ‘e D10S” (non a caso, traccia n. 10), in cui i Foja riprendono il toccante coro da stadio dell’argentino Alejandro Romero - anche ospite nel brano - reso celebre dal documentario di Emir Kusturica su Maradona, trasformandolo in una ballata folk che non ne lede l’emotività, pagando il loro gettone di tributo al genio del calcio, divinizzato a Napoli così come in Argentina.

Tirando le somme, “Miracoli e rivoluzioni” mostra una band nel pieno del proprio percorso artistico, capace di dimostrarsi ancora altamente rappresentativa per la scena napoletana e di possedere i mezzi e la sensibilità per riuscire a esprimersi ancor più compiutamente.

(09/05/2022)

  • Tracklist
  1. Nunn'è ancora fernuta
  2. Duje comme nuje
  3. A cosa stai pensando?
  4. Santa Lucia
  5. 'Na cosa sola
  6. Stella
  7. Pe' te sta' cchiù vicino
  8. Addò se va
  9. Tu
  10. A mano ‘e D10S
  11. 'Nmiezo a niente
  12. L'urdema canzone








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