Joe McKee

Ultra Letizia

2022 (Salmon universe) | field recording, ambient

Joe McKee è uno di quegli antieroi dei quali ci si innamora con ardore e impeto per poi fugacemente perderne le tracce. Dopotutto quando il musicista australiano ha dato un calcio all’avventura con gli Snowman, era ben consapevole di aver scelto un percorso più arduo ma senza dubbio più personale, intimo.
Per quei pochi rimasti che ancora celebrano l’onirico bisbiglio di “Burning Boy”, un nuovo album di McKee è un’epifania, un mistico rituale da frapporre all’orgiastica quantità di album fondamentali da ascoltare su Spotify, Tidal o Qobuz.
E’ in verità passato sottotraccia il pur piacevole tentativo di Mckee nel cimentarsi con barocchismi dream-pop con l’album del 2018 "An Australian Alien", e non oso immaginare la reazione a un progetto ancor più estremo come “Ultra Letizia”.

Undici tracce per una colonna sonora del film di Cole Sternberg “Are The Fields Green Gone?”, documentario del viaggio di Stenrberg e McKee attraverso l’Oceano Pacifico, da Hiroshima a Vancouver, a bordo di una nave mercantile.
Un misto di ambient-music e field recording scandito dai ritmi ottenuti attraverso la percussione con mazze e bastoncini dei vari materiali della nave, degli insoliti groove naturali accarezzati dal soffio del vento, agitati dallo sbuffo dei macchinari, e addolciti dalle voci dei marinai.
Placido, policromo “Ultra Letizia” è una potente esperienza sensoriale. McKee racconta di spazi aperti (“Weather Maps From Space”), di stanze segrete (“The Engine Room”, “Oil Drums (Cannibal Finch)"), di delicati frangenti poetici (la ninna nanna del marinaio al figlio in "Wind On The Flying Bridge") senza mai eccedere in un pedante manierismo descrittivo.

E’ un disco esplorativo, “Ultra Letizia”, un connubio di ricerca e meditazione sonora che ha non poche affinità con la musica di John Cage (“Wefax Signals”, “Ultrabulk”) e lascia dietro un naturale senso di pace.
Ancora una volta Joe McKee riesce a sorprendere e stimolare il proprio pubblico. Difficile immaginare il prossimo passo dell’artista australiano, autore di tre progetti molto diversi tra loro, resta solo un’unica certezza: che non sarà frutto di alcun obbligo contrattuale.

(15/01/2023)

  • Tracklist
  1. Wind On The Flying Bridge
  2. Bollard Beats (Drip-Drop)
  3. Weather Maps From Space
  4. Oil Drums (Cannibal Finch)
  5. Wefax Signals
  6. Letizia (60,000 Tones)
  7. The Engine Room
  8. Imo 9731717
  9. Ultrabulk 
  10. Are The Green Fields Gone
  11. The Deep Hold


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