Se c’è una cosa che proprio non si può imputare alla canzone neomelodica napoletana, un genere tanto geolocalizzato quanto vituperato (per motivi musicali ed extra-musicali, è ad esempio considerata, e soltanto in parte correttamente, la musica dei clan di camorra), questa è la mancanza di un sincero trasporto emotivo. Amori esasperati ed esasperanti, tradimenti come non ci fosse un domani, gelosie che ti consumano, gesta eclatanti per riconquistare la tua amata, queste e altre devianze amorose sono costantemente al centro di composizioni parossistiche, tanto nel racconto quanto nei gorgheggi, sovente esagerati dei loro interpreti.
È chiaramente questo, la sua passionalità, l’aspetto della musica neomelodica che interessa Nziria (al secolo Tullia Benedicta), soundscaper e cantante ravennate, che però sin dalla scelta del “capriccioso” moniker rivendica con fierezza le sue origini napoletane. Come già accade nella musica di Liberato, l’artista di genere non-binary immerge il cantato neomelodico in contesti sonori nuovi, invero ancora più estremi di quelli comunque ammiccanti al pop del cerimoniere urban napoletano. Techno gabber, deconstructed club, sfumature industrial e altre storture elettroniche diventano dunque lo scenario ribollente ove Nziria, mediante la sua potente vocalità androgina, sconsacra gli stereotipi cisessuali della canzone neomelodica napoletana facendone veicolo di un amore nuovo e fluido.
È dunque un disco dall’afflato rivoluzionario, questo primo Lp di Nziriaa intitolato “XXYBRID”. Lo è sin dall’introduzione, “E Riavule”, che ci spintona fino a farci finire in una nebbia post-apocalittica di sfiati industrial e bassi che fanno tremare il ventre. Lo è però soprattutto quando le varie “Amam Ancora”, “Sospeso” e “Pensiero” immergono brandelli vocali neomelodici tra echi cibernetici mutuati da SOPHIE e colpi ben assestati di drum pad.
Che la tarantella, la pizzica e le altre danze baccanali del Sud Italia abbiano molto in comune con i Bpm della techno non è un mistero, lo sa bene anche Nziriaa che in “Hard Tarantella” scortica il ballo popolaresco napoletano e lo reimmagina secondo i dettami di Oneohtrix Point Never.
L’artista ravennate indugia ancora su composizioni prive di canto in un emozionante finale dell'album, prima distensivo, con una “Te A Lun E O Mar” che mescola la docile risacca del golfo a sintetizzatori argentati, poi inquietante, con la minacciosa gabber “O Dolor”.
Con la sua storia di contaminazioni secolare, è ancora una volta Napoli, dove adesso Nziriaa risiede intenzionat* a ricongiungersi con le sue radici, a offrirci uno degli ibridi più accattivanti sulla piazza. Un disco che, a dispetto dei suoi spunti controversamente locali, parla un linguaggio dall’appeal fortemente internazionale.