Pianos Become The Teeth

Drift

2022 (Epitaph) | alt-rock, emo, post-punk

Se tutto è rumoroso, allora nulla lo è davvero. Questa è la singolare ma calzante definizione che Mike York, il chitarrista dei Pianos Become The Teeth, ha rilasciato durante una recente intervista di presentazione di “Drift”, il nuovo e quinto album della band di Baltimora. La filosofica affermazione trova palese conferma nei contenuti del disco che, senza grandi rischi di smentita, risulta essere il più oscuro ed estroso da loro prodotto.
Protagonisti della nuova ondata post-hardcore, tra la fine degli anni 2000 e l'inizio degli anni 2010, i PBTT si sono via via orientati verso uno stile che ha aggiunto dosi sempre più massicce di contaminazioni. Insieme a gruppi quali La Dispute, Touché Amoré, Defeater e Make Do And Mend, sono inseriti nel filone cosiddetto The Wave, di chi ha fatto del post-hardcore un territorio di brillante sperimentazione, che all’intensità distorta delle musiche non ha disdegnato unire tocchi melodici e liriche decisamente introverse.

 

A differenza della luminosità (a tratti esagerata) del precedente “Wait For Love” del 2018, questo nuovo progetto discografico ha un'estetica più intensa e claustrofobica, in parte grazie al contributo apportato da Kevin Bernsten, di nuovo in squadra dopo essere intervenuto alla produzione dei primi due album, entrambi dai forti lineamenti screamo.
Le chitarre di York e Chad McDonald fungono da strumento materico, enfatizzato dal parallelo utilizzo di inserti elettronici, che hanno il pregio di mettere maggiormente in risalto le armoniche discordanti su quelle di fruizione più immediata. In questo, l’impiego di minacciosi loop realizzati mediante un vecchio Echoplex degli anni 60, sposta ulteriormente gli equilibri verso sonorità che ricordano più da vicino il repertorio dei Portishead anni 90 o dei National, più che quello delle citate radici post-hardcore.

Ovviamente, anche la voce del frontman paroliere Kyle Durfey si è dovuta conformare alle nuove modulazioni sonore di questo percorso evolutivo, lasciando spazio a interpretazioni più ponderate, centrate e dense di fascino. Il risultato è un articolo di alta qualità, omogeneo, che amplia lo spettro e la platea dei possibili estimatori.
In brani quali “Out Of Sight”, “Easy”, “Mouth” e “Skiv” (qui sono forti i richiami agli Spiritualized), si vira verso territori più vicini al post-punk o a confini fissati tra post-rock e art-rock.
Certo non mancano momenti più esplosivi, dominati dalle ritmiche basso/batteria guidate rispettivamente da Zac Sewell e David Haik: “Hate Chase”, “The Tricks”, i due singoli “Buckley” e “Genevieve” (molto radioheadiana) alzano i ritmi e i volumi, ma sono, più che altro, la perfetta cartina di tornasole del nuovo articolato sound dei PBTT, in cui i flebili rimandi agli albori post-hardcore sono ora fraseggiati con inedita eleganza e costrutto.

 

Quando gli artisti fondamentali di generi musicali che fanno dell’aggressività l’ingrediente principale variano il proprio stile rallentando i ritmi e aggiungendo introspezione al proprio schema, rischiano di essere additati di scarsità di idee dai fan della prima ora. In effetti “Drift” possiede le stimmate evidenti del disco divisivo, ma sono proprio questi i prodotti destinati a resistere nel tempo, che rivelano nuovi dettagli a ogni ascolto e che dimostrano evidenti segni di maturità artistica.

(22/09/2022)

  • Tracklist
  1. Out Of Sight
  2. Genevieve
  3. The Tricks
  4. Easy
  5. The Days
  6. Mouth
  7. Skiv
  8. Hate Chase
  9. Buckley
  10. Pair






Pianos Become The Teeth sul web