The Mostar Diving Club

Glass Monkey

2022 (BMG) | folk-pop, songwriter

L’agrodolce e nostalgico universo di Damian Katkhuda è sempre di più un mondo a parte, un club per pochi fedeli seguaci delle limpide, solitarie, felpate, lievi e oniriche ballate figlie di quella intima natura poetica che Nick Drake e Leonard Cohen hanno disseminato nei meandri della cultura rock.
“Glass Monkey” giunge dopo quattro anni di silenzio discografico. Un album concepito in completa solitudine, il disco forse più introspettivo del musicista, le cui origini si perdono nella vecchia Jugoslavia (oggi Serbia e Montenegro) nonché già membro degli Obi e dei Kathkuda. Amore, amicizia e morte aleggiano tra melodie e sussurri, intarsiati su fragili tessuti armonici che si ravvivano di luci e riflessi: "Sto andando in un posto nel cielo/ un giorno potremmo incontrarci di nuovo/ non so dove non so quando/ le belle giornate continuano ad arrivare/ aspetta che smetta di piovere" (“Every Damn Time”).

E’ il disco più struggente e straziante a nome The Mostar Diving Club. Fisarmoniche e violino accarezzano intuizioni armoniche che lasciano segni profondi e indelebili (“Green Monkeys”); il minimalismo acustico di Damian sfiora la purezza chiamando in soccorso campanellini, glockenspiel, archi e ottoni (“Better Than Me”) e spetta a pochi accordi di fingerpicking ed echi country & western stemperare la tensione, conciliando romanticismo e dolcezze infantili: "Ti ho cresciuto da bambino/ sei cresciuto così forte e selvaggio, ma ti amo lo stesso/ e questo non cambierà mai… Mostrami un po' di pietà e dammi un po' di luce/ ti ho dato una voce da cantare, ti ho dato tutto" (“Diving Bell”).
Aver rinunciato a qualsiasi apporto esterno non ha svigorito la naturale affabilità del musicista: Damian prende l’ascoltatore per mano intonando genuine ninne nanne (“Over The Rainbows”), si arrende al fascino della femminilità più pura decantandone le grazie con il solo ausilio di voce chitarra e violino: "Mostrami la strada per i posti meravigliosi che sembri tenere nelle tue mani/ portami via perché è così complicato/ Ho bisogno di sapere dove sono quanto ci provo" (“Molly May”).

A volte bastano il suono del banjo e un tocco di percussioni per essere avvolti dalle grazie di una musica ricca di fragranze e sfumature strumentali e melodiche (“Starlight”). Ciascuna delle dieci canzoni possiede una personalità e una ragione d’essere, come fiori di un giardino incantato ognuna racconta una storia, a volte intrisa di tristezza (“Sleep”), ma anche di speranza (“Tomorrows Parties"): "Deve continuare ad andare avanti, finché un giorno sarà liberato, ha dato se stesso completamente, l'ha lasciato in una canzone".
Difficile immaginare un disco come “Glass Monkey” inserito in un qualsiasi rapporto di fine anno. La musica di The Mostar Diving Club è destinata a un ingiusto oblio, e anche questa dimensione più intima e confessionale non garantirà a Damian Katkhuda la notorietà che merita, ma dubito che qualcuno riuscirà a scrivere una canzone più toccante e sincera di “Treasure From The Dirt”, un’incontaminata poesia di soli tre minuti e quarantasette secondi che da giorni è compagna fedele delle mie giornate: "Ciao, come diavolo stai?, spero che tu stia bene, ovunque tu sia va tutto bene/ ho bisogno di un amico che mi aiuti lungo la strada/ ma non mi ascolti, come posso parlarti se mi sento come un uccellino imprigionato".
Grazie Damian.

(08/11/2022)

  • Tracklist
  1. Treasure From The Dirt
  2. Better Than Me
  3. Starlight
  4. Over The Rainbows
  5. Sleep
  6. Diving Bell
  7. Molly May
  8. Green Monkeys
  9. Every Damn Time
  10. Tomorrows Parties
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