Non sono una star
Nemmeno per sbaglio
Sono matricola a vita
Con la vita da 100 e lode
Non sono trendsetter
Mi piace giocare a tressette
Le sedie dell’Algida rosse
Scappare lontano in un camper
Il ritorno di Angelina Mango è arrivato senza singoli di lancio e anticipazioni. Dopo un provvidenziale allontanamento in seguito a mesi di sovraesposizione mediatica che erano diventati nocivi per la salute, la giovane vincitrice di Sanremo 2024, figlia d’arte ma dotata di un suo talento, torna con “Caramè”. È cambiata, probabilmente perché lo è la sua vita negli ultimi due anni. Fragile, emotiva, in cerca di una piccola e dolce serenità, questa Angelina Mango ha fatto un paio di passi indietro rispetto all’infernale macchina di hit a ciclo continuo del mainstream, pubblicando un album personale, intimo e forse anche un pizzico ingenuo, sicuramente perfettibile ma che è difficile non notare nella sua diversità.
“Caramé (intro)” e “7up”, in continuum, aprono chiarendo subito che sarà una riscoperta: un frammento diaristico dondola tra electropop e ballata pianistica, con rinforzi di archi, per poi adagiarsi su un pop emotivo dominato dai synth e dalla voce, sempre molto espressiva, della titolare.
L’amore, la vita, la giovinezza, la propria fragilità sono al centro di tutto l’album, raccontati nelle loro contraddizioni nelle strofe veloci e piene di quotidianità e sfighe in “Le scarpe slacciate” ma anche nella più raccolta, dolorosa e intima “Ioeio” (feat. Madame), tra acustico e digitale per esplorare la relazione con se stessi nonché la lotta con il mostro dell’anoressia (“Un piatto che avanzo”, “Conto le calorie come i minuti che mancano”).
Da una giovane popstar come lei non è scontato sentire racconti quotidiani con cui è facile empatizzare, come il pop elettronico “La vita va presa a morsi”, o sentire l’urgenza di esprimersi di “Aiaiai” (con la partecipazione di Calcutta e Dardust). Come cantante, Angelina Mango è cresciuta ancora e lo dimostra nella ballata pianistica un po’ telefonata di “Come un bambino”, nella più elettronica “Velo sugli occhi” ma più in generale lungo tutta la scaletta, dove la voce è grande protagonista. C’è sicuramente meno rap, comunque non scomparso, e così rimane più spazio per un canto che sa farsi frenetico e distendersi in lunghi vocalizzi, anche tutto in un brano come in “Ci siamo persi la fine”. La scelta della cantante, evidentemente condivisa dal fratello polistrumentista Filippo e dal produttore Giovanni Pallotti, è di trasmettere l’urgenza espressiva, mettersi a nudo davanti all’ascoltatore.
“Caramè” è un racconto intimo, spesso malinconico, fragile ed emotivo, personale. Dentro Angelina Mango si racconta, senza risparmiare di mostrarsi come ferita e speranzosa, anche ambiziosa. C’è meno Rosalia e più Billie Eilish ma anche Elisa e, perché no, più cantautorato. È anche un album un po’ confuso, che riflette un momento di grande cambiamento: le canzoni sono foto mosse di una giovane cantante che sta rinascendo dopo una crisi. È quasi un (nuovo) esordio, una playlist di un periodo di crisi e rinascita che, lungi dall’essere perfetta, riaccende l’attenzione su un nome che rischiava di essere annullato da un precoce successo.