betcover!! - Yuki

2025 (Not On Label)
art-rock, jazz-rock, mood kayo, progressive rock

Notte Shōwa, nervi jazz-rock, architettura prog: “勇気 [Yuki]” non cerca il colpo di teatro, fa salire la tensione un gradino alla volta. I betcover!! fanno del mood kayō(*) una postura e lo spingono dentro una scrittura a crescita per quadri, dove ogni sezione aggiunge peso, respiro, direzione.

Progetto tokyota guidato dal cantante chitarrista Jiro Yanase, il gruppo è nato nella seconda metà degli anni Dieci, è cresciuto tra slanci art-rock, deviazioni jazz e una teatralità sempre più marcata. Dopo “Tamago” (2022) e “Uma” (2023) “勇気” “(Yuki)”, pubblicato a sorpresa l’11 giugno 2025 solo in digitale, segna il passaggio a una forma più raccolta e notturna: un album-viaggio in cui i brani si servono a vicenda più che primeggiare, facendo emergere una coesione narrativa sottotraccia. La bussola estetica è il mood kayō, ma qui quella postura dialoga con un motore dichiaratamente jazz-rock e progressive rock: metriche elastiche, incastri tra sezione ritmica e fiati, passaggi strumentali che lavorano per sviluppi più che per strofa/ritornello, e una scrittura che predilige uno sviluppo modulare. 

La scelta di chiamare Jim O’Rourke per recording e mastering non è un vezzo ma un posizionamento: privilegia la dinamica e la leggibilità – niente compressione invasiva, strumenti separati e a fuoco, attacchi netti di batteria e piano, fiati con corpo e respiro. Ne risulta un’impronta da live in studio e consente al nuovo sestetto (Yanase, Riki Hidaka alla chitarra, Falconman al basso, Kai Ōgimi alla batteria, Gen Shirase alle tastiere e Kei Matsumaru al sax) di incastrare con chiarezza tanto i voicings pianistici quanto le frasi di sax e le spinte chitarristiche più ruvide.
 
L’avvio con “忘れる女 / Wasureru onna” imposta subito passo e linguaggio: il basso di Falconman tiene la linea e tira le fila su un midtempo trattenuto, pianoforte a lume basso, il sax di Kei Matsumaru che entra e si ritrae come un’insegna al neon nella pioggia, e un testo che incrina la superficie con immagini di smarrimento; già qui, sotto la pelle kayō, si sente una tessitura jazz-rock pronta a espandersi. “ミー子のコンサート / Miiko no concert” mette in vetrina uno swing leggero e una melodia rétro subito orecchiabile, affidata a voce e pianoforte che si cercano e si evitano, in un assetto intimo quasi da combo, con il sax che entra di taglio.
“ゴーゴースチーム / Go Go Steam” scatta come un heist movie elegante (qualcuno penserà a “Mission: Impossible”): groove asciutto, rullante nervoso, chitarra e sax che si alternano in rilanci brevi, cinematografici, fino a una micro-corsa strumentale che mostra il cuore jazz-rock dell’ensemble.

“サマーランド / Summerland” smentisce la promessa del titolo e cresce minacciosa: moduli ripetuti che si addensano, ingressi e sottrazioni a strati, tensione che monta a ondate – una suite compressa dove la componente progressive rock emerge senza scemare nel virtuosismo. “野猿 / Yaen” è la stazione più divisiva: tra parlato, scarti di free session e lampi pop surreali, appare come un pivot che apre a una dimensione quasi avant-prog, spiazzando chi si era accomodato nel mood dolce antedente; qui il gioco dei registri è esplicito, e la band si concede il rischio dell’attrito per allargare il campo.
“ステイウィズミー / StayWith Me” è il sollievo: una piccola canzone d’amore detta a mezza voce, come sotto un cielo terso, dove piano e spazzole riportano il battito al centro prima del congedo. “銀河ゴールデンボーイ / Ginga Golden Boy” chiude rimettendo a fuoco il tema del coraggio e la tensione a “vivere senza esitare”: costruzione progressiva con ingressi strumentali a strati, riprese tematiche, coda corale che salda l’ensemble – qui la scrittura per quadri si ricompone in un’unica tela e fa capire quanto l’album sia pensato come percorso più che come raccolta di brani.

In patria l’uscita a sorpresa è stata rilanciata dalle principali testate (Mikiki, OTOTOY, Music Natalie, Billboard JAPAN etc..) che hanno apprezzato l’aumento di elementi jazz/latin/mood kayō e la profondità d’insieme; al contempo, l’annuncio di un tour esteso con finale al Zepp DiverCity segnala un radicamento reale – seppur di nicchia – anche sul mercato giapponese, a conferma che non si tratta di un fenomeno solo d’esportazione. All'interno della loro discografia, “Yuki” non attenua l’intensità: la rifocalizza – meno urto frontale, più persuasione strutturale; meno climax isolati, più continuità di sviluppo – ed è la prova in cui l’ibrido tra canzone, jazz-rock e progressive rock diventa identità compiuta: tra le righe, il loro lavoro più centrato finora.

(*) Nota — mood kayō (ムード歌謡): filone della canzone giapponese dell’era Shōwa affermatosi tra fine anni 50 e 60; un pop “da night club” che intreccia melodie sentimentali con armonie e pulsazioni jazz/latin (beguine, rumba, slow-fox), orchestrazioni morbide e canto da crooner. Si distingue dall’enka (più tradizionale e declamato) per postura lounge/urbana e fa da ponte verso il successivo city pop degli anni Settanta.

Tracklist

  1. Wasureru Onna
  2. Miiko no Concert
  3. Go Go Steam
  4. Summerland
  5. Yaen
  6. Stay With Me
  7. Ginga Golden Boy

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