Il duo Pareidolia unisce le forze di due singolari sperimentatrici di stanza a Berlino: Marta Zapparoli (già ascoltata con il suo “Interdimensional Generated Space”) indaga l’universo invisibile delle onde elettromagnetiche e dei segnali radio; Liz Allbee si concentra principalmente sull’esplorazione delle possibilità timbriche della tromba quadrifonica. Il loro primo album – “Far Away Worlds” – è un oggetto indefinito, orbitante ai confini di un rumorismo psichedelico ad alta densità.
L’iniziale “Pangean Rifts” è una risacca bassa e profonda ma anche territorio dove si scatenano virulente polluzioni sintetiche. Rarefatta e sfrigolante, “Sillblix Of The Ether” mima con i fiati un lamento sommesso: l’atmosfera è onirica, a tratti cosmica e – negli oltre undici minuti della successiva e complementare “Richiami lontani” – essa si evolve in fascinazione ultraterrena per poi farsi nuovamente materica e intermittente. I segnali radio captati dalle antenne di Zapparoli si condensano in strati di raggelante densità, echi di iperattività antropica destinati a perdersi al di fuori dell’atmosfera, ridotti a indecifrabili enigmi a onde corte (“Number Stations”).
La conclusiva “Fair Away Worlds” traccia un ipotetico punto di equilibrio tra anima e cosmo, partendo da una melodia vocale sottoposta a progressiva mutazione, all’interno di un ambiente sonoro sempre più dinamicamente incontrollabile.
Il progetto Pareidolia si fonda su radicali peculiarità timbriche e – esattamente come un fenomeno fisico o un processo biologico – necessita di evolversi spontaneamente. Pertanto, più che un punto di arrivo, “Fair Away Worlds” è paragonabile a un rendez-vous preliminare al di fuori dell’atmosfera terrestre in cui due coscienze aliene si interrogano in merito alla natura intrinseca del suono, sia esso emesso o prodotto.
22/12/2025