Con Beatrice Laus ci eravamo lasciati due anni fa, quando “This Is How Tomorrow Moves” raggiunse il primo posto nelle chart inglesi, schiudendo alla cantante anglo-filippina l’ingresso nella parte alta dei cartelloni dei Festival musicali che contano. Si trattava del disco giusto per aggiungere nuovi tasselli all’eterogeneità del repertorio di un’artista ancora molto giovane. Due anni dopo Bea – oggi ventiseienne – decide di ritornare su un binario più chitarristico, riprendendo la strada tracciata agli esordi, ma trasferendola su un livello ben più alto. Del resto, in un momento nel quale le chitarre sembrano esser tornate così di moda in ambito pop (vedi i recenti lavori di Charli XCX e Slayyyter) perché avrebbe dovuto trascurarle proprio chi le ha imbracciate da sempre?
Ma “Pylon” non è soltanto un disco di chitarre elettriche, posto all’esatto incrocio fra indie-rock e alt-pop: è anche un album di ospiti, perfettamente incastonati nel lavoro abilmente confezionato dai ragazzi della sua band, Jason Vance Harris (il chitarrista, per l’appunto) e Luca Caruso (il batterista, di evidenti origini italiane). Brendan Yates (Turnstile), Chino Moreno (Deftones), Hayley Williams (Paramore), Evan Stephens Hall (Pinegrove), Andrew Fisher (Basement), Shane Moran (Title Fight, coautore di otto tracce), Matty Healy e George Daniel (The 1975, entrambi co-producer di “Write Me A Letter”) aggiungono numerosi motivi di curiosità a questa raccolta di belle canzoni, oggettivamente interessanti anche per chi dovesse sentirsi distante dal mood di Beabadoobee.
Quattro brani in particolare colpiscono in maniera decisa sin dal primo ascolto, caratterizzando in maniera forte l’intero progetto. Anzi tutto “Sun Has Set”, che piazzata subito dopo l’iniziale title track – ed essendo stata scelta come primo singolo, nonché come opening delle prime date del tour promozionale – definisce da subito l’approccio so-nineties del progetto, concretizzandone il frangente più aggressivo. Nella seconda metà della tracklist si concentrano invece la rotonda perfezione indie-pop di “Radio”, costruita su suoni che rimandano alla slacker attitude di Pavement e Courtney Barnett, le morbide atmosfere sempre sul punto di incendiarsi di ”Powerlines” (il duetto con Brendan Yates), e la chiusura affidata alla superba “Satellite”, la più sfidante da interpretare, con un ritornello che ricorda sia il crossover dei Deftones (non a caso è condivisa con Chino Moreno) che certi avvolgenti suoni nu-gaze.
Peccato che il resto del percorso non si attesti sul medesimo livello di queste quattro eccellenze, altrimenti Beabadoobee avrebbe certamente firmato un capolavoro assoluto. E invece è probabile che “Pylon” non rappresenti ancora il suo disco definitivo (ha tutto il tempo per realizzarlo…), bensì una tappa intermedia di completamento del suo prisma stilistico. Si muove comunque bene anche nelle altre dieci tracce, dimostrandosi più convincente nei frangenti prevalentemente acustici (la dolcissima doppietta “Spark” / “Despire That”, sempre “sporcata” ad arte di elettricità, disturbata da saturazioni che esprimono il lato più sperimentale di Bea e della band che la accompagna), piuttosto che quando si perde sulla ricerca della hit radiofonica (“Memories”), sprecando anche l’occasione fornita dal duetto con Hayley Williams nella dimenticabile “ Nothing To Prove”. Duetti che senz’altro si materializzeranno sui palchi dei principali festival musicali della prossima estate.
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24/09/2026