Buck Curran è uno di quegli artisti che rendono superflue e superate quelle definizioni di genere che, a volte, cercano di ingabbiare il senso di un’opera o di un progetto musicale. Il chitarrista americano, ormai di stanza a Bergamo, ha già dimostrato una profonda familiarità con linguaggi sonori affini al jazz, al folk, alla psichedelia e persino al progressive, delineando uno stile sempre più personale che nel tempo si è affrancato dal confronto con i grandi maestri del fingerpicking.
“Illuminations” conferma la natura intimamente poetica e concettuale dell’artista: questa volta il ruolo di guida spirituale spetta ad Arthur Rimbaud. Il poeta è prima protagonista assoluto con il componimento in prosa “Mystique”, recitato da Adele H (moglie di Buck) su un tappeto di accordi di chitarra slide, e diventa poi la fonte d’ispirazione per composizioni ancora più essenziali e limpide. A volte affiorano lievi rumori ambientali che si fondono in modo naturale con le note placide di brani dalle timbriche curate e dalle strutture armoniche ricercate, che riescono comunque a risultare accessibili e avvolgenti (“Scenes”, “Nocturne Vulgaire”).
Come sempre, anche la scelta dello strumento gioca un ruolo chiave nella resa finale del disco: l’approccio più nitido e minimale di “Illuminations” permette a Buck Curran di concentrarsi sui dettagli senza smarrire quel prezioso tocco folk-jazz esoterico che trova in episodi come “Aube” e “Conte” nuove e affascinanti sfumature.
Proprio come l’opera di Rimbaud, la musica di Buck Curran vive di un sapiente gioco di luci e ombre: un album meditativo e crepuscolare che, in poco più di trenta minuti, riesce a raccontare molto più di quanto si possa immaginare
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04/11/2026