In principio vi è un’idea, quella di avere al proprio fianco determinati musicisti, scelti con tutta la premura del caso. Da lì, come ai tempi delle più importanti collaborazioni jazz degli anni Sessanta, è una strada in discesa. No, il titolo del nuovo album di Buck Curran esplicita che di jazz non vi è traccia, ma è analoga la convinzione di una sinergia che trascenda l’abitudine e i collanti del tempo per riscoprire l’istinto, l’immediatezza. Nasce proprio così “One Evening And Other Folk Songs”, raccolta di otto brani e quattro versioni alternative/demo in cui il musicista americano cattura la magia di poche notti d’estate del 2022 trascorse assieme alla cantante e moglie Adele H e amici di lunga e meno lunga data (il tastierista Jodi Pedrali, il bassista Roberto Frassini Moneta, il batterista Dave Barbarossa, già alla corte di Adam And The Ants e dei Bow Wow Wow), restituendone un’immagine di sincera vitalità, di rinfrancante energia. Nel fascino della presa diretta si cela la gioia di un’esperienza collettiva che trascende la somma delle parti, si diffonde con slancio triplicato.
Se le ipnotiche scansioni di chitarra, sempre suadenti e flessuose, restano il punto focale della raccolta, nondimeno traggono profitto dalla natura collaborativa delle sessioni per diramare la forza espressiva verso una dimensione dai contorni marcatamente rock. Curran cita la comune passione per i Pentangle che lo unisce a Barbarossa, e le fattezze live delle registrazioni rimandano perfettamente all’aura propria di un capolavoro quale “Basket Of Light”, nell’alternarsi stilistico dalle sottili fattezze progressive, nell’avvicendarsi di tradizione (il riarrangiamento bluesy dello standard sempiterno “Black Is The Colour”, tutto giocato sul gorgogliare di basso di Frassini Moneta e l’interpretazione sfuggente, fantasmatica di Pappalardo) e vissuto personale (gli scatti ritmici, quasi cinematici di “Song For Francesco”, dedicata al figlio e proposta pure in una più ossuta e riverberata versione alternativa).
Non mancano certamente le venature psichedeliche che accompagnano da sempre il musicista, ben rilevabili già dal riadattamento della title track in apertura; trovano però nuovi appigli, un’altra profondità, che si tratti della vertigine emotiva di “Sadness”, tutta giocata sul dialogo strumentale tra Curran e Pedrali, o delle aperture primitiviste di “Zitkala-Sa (Song For Shylah)”, lo spettro di Robbie Basho ad aleggiare sopra la simultanea dedica alla figlia e alla scrittrice e attivista dakota.
In questa sinergia elettrica, l’arte di Buck Curran individua un fuoco nuovo, si alimenta di un’energia diversa, il frutto di una tempestività e di un carattere curioso, capace di respirare il momento senza esitazioni, senza paure. Pochi crepuscoli, tanta magia.
31/07/2024