Non una conferma, ma un attestato di maturità per un’artista che ha fatto ingresso nel campo dell’r&b più soft con una serie di album contraddistinti da evidenti qualità vocali e un gusto per gli arrangiamenti a volte stranianti; basta ascoltare l’album del 2013 “Goldenheart” per cogliere architetture sonore epiche e quasi new age che stemperano la natura pop-soul del progetto.
La perfetta alchimia tra pop, elettronica, trip-hop e r&b di “Redemption” (2016) ha consolidato la fama di Dawn Richard proiettandola verso nuovi traguardi creativi, ed è qui che entra in gioco il nuovo album “Creole Culture”, disco destinato a sdoganare l’artista al di fuori dei confini della black music.
Seguito di due progetti condivisi con Spencer Zahn, “Pigments” e “Quiet In A World Full Of Noise”, che hanno messo in evidenza attitudini neoclassiche e jazz con sonorità in bilico tra Ryuichi Sakamoto, Max Richter e il catalogo Ecm, il ritorno alle sonorità r&b di Dawn Richard si arricchisce di nuove sfumature intrecciando jazz e hip hop nella prima traccia, “A Creole Culture Intro”, facendo tesoro del crossover stilistico e della tecnica del campionamento, l’uso dei fiati e le ritmiche familiari di “Enough”, destreggiandosi con classe anche in ambiti come la bossa nova iniettando la giusta dose di soul ed elettronica nella superba “Pilates”.
Con un trittico di brani dal groove accattivante e non privi di slanci inattesi (“Chuuuuurch”) l’album scivola verso una delle pagine più audaci e riuscite, “Lvr”; l’inebriante e originale architettura del produttore Machinedrum e del collettivo jazz Katalyst sottrae l’anima soul e funky del brano esaltandone gli elementi esoterici e futuristi per un mix di elettronica e strumenti naturali che rasenta la perfezione.
Un elegante singolo dal passo più immediato, “Baby, Can We?”, anticipa un’altra avventurosa divagazione elettronica su tempi etno-soul, “Motives”; le movenze afro e la notevole tecnica vocale creano un tappeto sonoro dove jazz, r&b, synth-pop e blues si fondono senza regole abituali. E mentre le matrici etniche e creole contrassegnano la lunga e sensuale “Fiesta”, Dawn Richard si cimenta con un’ultima enigmatica traccia dalle sembianze dark, gospel e rock (con tanto di citazione di “Hallelujah” di Leonard Cohen), consolidando una natura eclettica e imprevedibile che in “Creole Culture” è messa a disposizione di una scrittura originale che non solo farà breccia nel cuore dei fan dell’artista ma anche nell’ascoltatore che per caso ne intercetterà la bellezza.
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03/11/2026