I think the dancefloor is dead
So now we’re making rock music
(da “Rock Music”)
Partiamo dal prologo. Archiviata la Brat-Summer, fenomenale operazione musicale e di marketing che ha sancito l’ingresso di Charli XCX fra le più autorevoli popstar del pianeta, la cantante di Cambridge – 34 anni il 2 agosto – ha inaugurato il 2026 pubblicando la colonna sonora di “Wuthering Heights”, il terzo film più visto in Italia quest’anno, con un incasso superiore agli 11 milioni di euro. Un soundtrack per il quale ha scelto di spegnere tutte le luci color verde fluo per proporsi come moderna e introspettiva songwriter. Tempo poche settimane ed eccola già pronta ad annunciare l’imminente diffusione di un nuovo album, fortemente caratterizzato, con il quale intende presentare un’inedita versione di sè, presentato come il suo “disco rock”. Scelta sottolineata da una provocazione riguardante le presunte difficoltà nelle quali verserebbe il mondo della dance music, provocazione alla quale Madonna ha così prontamente ribattuto: “Se la vostra pista da ballo sembra morta, forse state mettendo la musica sbagliata”. Si è trattato di un fake dissing, costruito ad arte per conquistare l’attenzione delle prime pagine: le due artiste si sono infatti ritrovate a fine giugno a ballare ed abbracciarsi durante l’after-party di una sfilata parigina di YSL, di fatto un pre-lancio per “Confessions II”, il nuovo lavoro della Signora Ciccone, una di quelle che di dancefloor se ne intende…
We’re walking on a runaway
That goes straight to hell
Nothing’s gonna save us not
Music, fashion or film
(da “SS26”)
Dopo quattro singoli centellinati nelle settimane precedenti, a fine luglio 2026 ecco dunque l’atteso “Music, Fashion, Film”, undici tracce compresse in appena mezz’ora. Il titolo elenca tre pilastri dell’estetica pop contemporanea che sintetizzano al contempo il recente percorso artistico di Charli XCX. Analizziamoli in breve. Music: l’habitat naturale della cantante inglese, campionessa mondiale di hyperpop e club music, ora rinforzati dall’introduzione nel mix sonoro di chitarre trattate, operazione studiata dai due producer di fiducia, A.G. Cook e Finn Keane, abili nel modellare e perfezionare un suono già presente nel circuito (basti pensare al lavoro di Slayyyter, a quello di Jane Remover e a tanti progetti di area hyperpop) ma che trova ora la propulsione giusta – e la portavoce perfetta – per diventare uno standard di riferimento nei prossimi mesi. Fashion: il legame forte di Charli XCX con il mondo della moda, le sfilate, l’estetica it girl, i riferimenti indie sleaze. Film: i suoi recenti progetti legati al cinema, fra colonne sonore e recitazione. A rappresentare le tre parole del titolo, tre artisti di culto sono stati immortalati per sempre nel bianco e nero dell’immagine scelta per la copertina: il musicista John Cale, lo stilista Marc Jacobs, il regista Martin Scorsese. La copertina più iconica dell’anno.
I’m a wife, I’m a kid
I’m destroyed, I’m a bitch
I’m too drunk, I can’t sleep
I can’t feel anything
(da “I’m Afraid”)
A un ascolto attento, il suono “chitarroso” che caratterizza l’estetica della nuova Charli XCX si rivela tanto contemporaneo quanto i versi della trap, i drop della tech-house o le introspezioni dell’indie-folk. Le tracce sono veloci, brevi, in grado di impersonare un rinnovato “spirito punk”, e anche se i duri e puri del “vero rock” storceranno inevitabilmente il naso, “Music, Fashion, Film” non è certo privo di soluzioni sorprendenti (parliamo comunque di un progetto pop). Il suono della chitarra è saldamente al centro della scena (ancor più che nei dischi di Olivia Rodrigo), introdotto sin dai primi due efficaci brani, “Rock Music” e “SS26” (acronimo che sta per Spring – Summer 2026), che veicolano subito il messaggio dell’album: la superficialità presente nel mondo dell’arte e la necessità di svincolarsi dagli atteggiamenti più futili e pericolosi. Quasi un voler mettere in guardia ciascuna persona coinvolta, dopo essersi tirata fuori da situazioni potenzialmente dannose. Racconti ironici sullo shopping compulsivo si alternano a vivide istantanee di vita vissuta, su quanto ci si senta a proprio agio soltanto davanti a una macchina fotografica accesa oppure con in mano l’ennesimo bicchiere. Mentre l’energia emessa da queste canzoni dense di urgenza riesce a liberarsi con difficoltà da un persistente, sottile velo di malinconia.
I used to jump on trampolines with no underwear on
And now I basically just wear trousers…
I’m not a bad girl anymore
(da “Wink Wink”)
I riferimenti musicali sono innumerevoli: la prima parte di “Card Declined” potrebbe essere un demo della prima PJ Harvey, “Wink Wink” richiama l’approccio scanzonato della giovane Avril Lavigne, mentre le esuberanti evoluzioni di “Camera” si stemperano nel malessere esistenziale a tinte grungy di “I’m Afraid”. Ma il pezzo che assume il ruolo di centralità nell’economia del disco è “Yeah”, un avvincente ibrido che alterna un verso in grado di condensare i Blur di “Song 2” e la femminilità riot delle Hole con un ritornello che sembra preso di peso da una hit di Avicii. Alternative rock e vivacità electro: una deflagrazione liberatoria che siamo curiosi di veder tradotta nei prossimi show: ci sarà una band vera sul palco a supportarla, oppure Charli XCX si presenterà di nuovo accompagnata soltanto da basi preregistrate? Dopo la sincera dichiarazione di affetto e riconoscenza per l’amico A.G. Cook (in “Magic Metal Montana”), il disco si chiude con il proclama “No One Lasts Forever”, contenente un monologo di David Cronenberg, 83 anni, celebre regista, sceneggiatore e attore canadese. “Nessuno dura per sempre”: la caducità dell’esistenza umana che conduce a rivendicare il diritto – e la necessità – alla propria continua trasformazione. E quando avrete metabolizzato la nuova Charli XCX, lei sarà già altrove, verso il prossimo step, verso il prossimo traguardo. Perché l’arte non sia mai rassicurazione ma sfida continua, anzi tutto verso sé stessi.
We can talk about immortal artists of various kinds
Have created art that has really survived thousands of years
And that’s fantastic
But experientially, for them
They are dead, they are gone
(da “No One Lasts Forever”)
28/07/2026