EARTH TONGUE - Dungeon Vision

2026 (In the red)
fuzz, heavy psych, occult-rock

Il duo formato da Gussie Larkin (chitarra e voce) ed Ezra Simons (batteria e voce), originario di Wellington ma oggi stabile a Berlino, ha costruito negli anni una proposta sonora abbastanza singolare: una miscela tra garage psichedelico, doom occulto e fuzz rock ad alto voltaggio.

Con “Dungeon Vision”, terzo album in studio, questa formula non viene stravolta ma portata a un livello di maturità più definito. Una parte del merito va sicuramente alla produzione condivisa con Ty Segall, figura che negli anni è diventata sinonimo di fuzz abrasivo e spirito garage. La registrazione, realizzata in appena dieci giorni a Los Angeles, conserva una dimensione sorprendentemente organica: molte tracce sono state incise praticamente dal vivo, senza eccessive sovrastrutture digitali. Il risultato è un suono diretto, ruvido, dove l’energia fisica delle esecuzioni rimane intatta.

Fin dalle prime battute, emerge una delle qualità più evidenti della band: la capacità di trasformare un semplice riff in un dispositivo ipnotico. La title track apre il disco con un muro di chitarra e armonie vocali inquietanti, introducendo subito l’immaginario dell’album. I testi contribuiscono a costruire uno scenario coerente fatto di castelli in rovina, torri di guardia e corridoi sotterranei, evocato in brani come “Demon Cam” e “Watchtower”. Più che semplici suggestioni fantasy, queste visioni finiscono per assumere una dimensione simbolica: il dungeon diventa spesso una metafora di stati mentali segnati da isolamento, paranoia e perdita di controllo.

Il disco alterna momenti più aggressivi a passaggi atmosferici. “Flashlight” e la succitata “Watchtower” procedono come marce pesanti, quasi rituali, mentre la batteria di Ezra Simons mantiene una tensione elastica che permette alla chitarra di Gussie Larkin di espandersi senza perdere compattezza. In mezzo a questo paesaggio oscuro emergono aperture più contemplative, come “Body Of Water”, dove immagini naturali ed elementi acustici introducono un raro momento di respiro. Occhi, luci e visioni qui ricorrono continuamente, culminando in brani come “Silver Eye”, dove il senso di fatalismo e l’intensità dei riff riportano l’album verso la sua atmosfera più straniante.

Se proprio si vuole individuare un limite, è forse nella durata complessiva: dodici brani rischiano a tratti di rendere l’esperienza leggermente ridondante. Tuttavia, la forza dei riff e l’energia delle esecuzioni compensano ampiamente questa abbondanza. “Dungeon Vision” appare quindi come una sorta di viaggio sonoro attraverso un immaginario oscuro e fantastico, dove fuzz, psichedelia e teatralità convivono senza troppi compromessi. Un disco che non reinventa necessariamente il genere, ma che riesce comunque ad affascinarci.

03/04/2026

Tracklist

  1. 1. Dungeon Vision
  2. 2. Demon Cam
  3. 3. Flashlight
  4. 4. Body Of Water
  5. 5. Watchtower
  6. 6. Orbit Of A Witch
  7. 7. Symmetry Dripper
  8. 8. 1000 Curses
  9. 9. Silver Eye
  10. 10. Living Hell
  11. 11. Harvester
  12. 12. Ritual

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