Con due Ep e un secondo album che suggella l’atteso contratto discografico con la Pias, gli svizzeri Soft Loft tentano di valicare il confine tra promessa e realtà dell’indie-pop.
Le attitudini folk-pop e le sonorità dream-pop degli esordi sono intatte e ancora deliziosamente suggestive, ma con “Throw The Dice” la band di Jorina Stamm non sembra voler uscire da una comfort zone dove riecheggiano le influenze dei Big Thief, come nella spigliata ballata “Wrists That Won’t Be Mine”, approcci pop che non vanno oltre il compitino di rito nella debole “Caught” e tracce più ambiziose che citano i Fleetwood Mac (“F U WANT IT”) e Phoebe Bridgers (“Lonely Sometimes Comes In Joy”).
La breve durata, meno di 27 minuti, non aiuta nel discernimento delle potenzialità del gruppo; l’elegante chamber-pop che introduce l’album, “Where Is Mr. Raccoon”, promette interessanti digressioni sul termine dream-pop che solo l’indomito tempo ritmico di “Gravity’s Pull” sviluppa con eguale intensità armonica, ma nulla in seguito mantiene le premesse.
“Throw The Dice” non è un brutto album, tutt’altro: le canzoni hanno dei ritornelli affabili (“Wednesdays”), sono musicalmente essenziali e mai sopra le righe (“What Are The Odds”) e, a loro modo, eleganti (“Told”).
La sensazione prevalente, però, è quella di un disco carino che si degusta in fretta, che rinfresca l’animo ma che difficilmente lascerà un segno nel sempre più affollato panorama contemporaneo. Anche se la storia dei Soft Loft è solo all’inizio.
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05/10/2026