I La Governante del primo “La Nouvelle Stupefiante” (Salvatore Micalizio, voce, Daniele Ricca, chitarra, Maurizio Carrabino, basso, Sergio Longo, batteria, ma tutti anche ai synth) arginano e trasfigurano gli stereotipi dark-wave in finali che hanno un certo feeling cinematico, se non irreale, ma più che altro sono il logico approdo della tensione che accumulano nelle loro canzoni.
Il post-dark sul filo del rasoio dei Soft Moon avvia “Finchè puoi tu balla” e dirompe esplosivo, detonato dalle figure delle chitarre. Qualcosa di simile accade anche in una ballata synth-pop dronante, con attitudine techno-esotica alla Japan, come “Debacle”. “Cartoline” se possibile accentua ancor di più la mestizia, acutizza la soundscape desolata in una sontuosa architettura portata a passo marciante, un inno depresso di robot suburbani.
Qualche deviazione amplia lo spettro di calligrafie, inglobandole in unicum discretamente avvincente. L’incontro mutante tra una ballata amara alla Alice In Chains e le brezze più fredde di Brian Eno è il sale di “Illusi per niente”. “Sui pavimenti” capitola in un fervore punk tra esalazioni di spettri (Thee Oh Sees via Feelies), mentre quasi agli antipodi la cantata pop a cappella di “Noi surreali”, vagamente tossica, fa tintinnare la chitarra in un clima di strano gaudio, una stonatura rispetto al resto. Non fosse cantata e non annoverasse un breve interludio massimalista, “Di profilo” avrebbe poi la medesima impalpabile purezza di una “Pendulum Man”.
Da una compagine siciliana con appena due anni di esistenza, un debutto scevro e ricco allo stesso tempo, impastato di suoni granulosi, sofisticato. Forse stucca nelle vocali prolungate e nelle liriche forzosamente decadenti che, comunque, rimangono quasi sempre proiettate ben al di là di formule e ritornelli, e pure si lanciano in costellazioni di mestizia. Finale senza il botto ma con bel fascino d’enigma.