Liv.e - Past Futur.E

2024 (Autodistribuito)
darkwave, hypnagogic pop, minimal-synth
La cantante e producer texana Hailee Olivia Williams, in arte Liv.e (pronunciato con la “e” muta), inizia a farsi notare durante la seconda metà degli anni Duemiladieci nella scena del southern hip hop, grazie al collettivo di Memphis rap Kryptonyte, dove tra i tanti milita un acerbo e disconosciuto Pink Siifu. Un breve featuring nell’EP “Feet of Clay” (Tan Cressida, 2019) del buon Earl Sweatshirt giova una discreta fama underground all’artista neo-soul, la quale esordisce successivamente in periodo post-pandemico con il progetto indipendente “Couldn’t Wait to Tell You...” (In Real Life, 2020): rispetto alla prolifica serie di EP precedentemente pubblicati, nei quali si denota un sound frammentato, casalingo e in costante ricerca di un'identità artistica, questo debutto vede un avvicinamento al soul psichedelico e al nu jazz più compatto. Nonostante alcune divagazioni, il disco si porta a casa senza infamia e senza lode. Un destino simile lo condivide il secondo album “Girl In The Half Pearl” (In Real Life, 2023), ben più riuscito nella resa atmosferica, virata su sensualità atipiche degli arrangiamenti vocali, molto vicini a quelli della cantante e producer di Chicago, KeiyaA. Tra innumerevoli esercizi di stile, salta all'occhio il gioiellino “RESET!”, ripresa in chiave soul-jazzstep del pezzo “Redial”, originariamente realizzato dalla compositrice giapponese June Chikuma per la colonna sonora del videogioco “Bomberman Hero” (1998). Ritrovatasi dinnanzi a un punto di non ritorno, nel 2024 Liv.e dà vita ad un genuino what if: cosa succederebbe se una cantante neo-soul della sua portata, aggraziata dai virtuosismi e dalle morbidezze corali, si mettesse a produrre in solitaria un disco di tutt’altro genere? Ebbene, “Past Futur.E” sarebbe il risultato. La producer texana decide consapevolmente di stravolgere la propria carriera discografica e, al contempo, di spiazzare il suo pubblico di riferimento, buttandosi a capofitto in questo progetto di nicchia dalle contaminazioni esoteriche. L’oscura introduzione “Bad Girl”, presa d’assalto da un catartico flusso di sintetizzatori, ricorda vagamente i vocalismi sgraziati in pieno stile Alan Vega. L’EBM galattica di “It Doesn’t Matter” vede un bizzarro incontro tra l’ottimismo melodico-danzereccio dei primi Depeche Mode e l’edonismo meccanico dei Deutsch-Amerikanische Freundschaft. La synthwave di “Poor Daddy” ricama un tessuto di ansie e preoccupazioni sinistre: la voce impassibile di Liv.e, marcata da un forte accento british, si incupisce sempre più strofa dopo strofa. Intanto, il synth punk di “Maybe it’s Time” si riallaccia spiritualmente alla storica “Ghost Rider” dei Suicide, senza spingersi in ulteriori acrobazie e omaggiando i pionieri della new wave più raccapricciante. Nella sua brevità, il pezzo futurepop “Haunted Disco” si contraddistingue per il ritmo forsennato e la melodia creativa. Spartano e senza spocchia, invece, è il minimal synth circolare di “Mashed Feelings“, le cui sonorità sembrebbero ruotare intorno all'operato dei Severed Heads di metà anni Ottanta, sebbene ci sia una punta di drone music. Il concept si conclude con la catastrofista EBM “$$$$$”, caratterizzata da un andamento alienante, escapista e pronto ad abbracciare un’imminente apocalisse digitale. Con questo suo progetto indipendente, Liv.e ha concretizzato un piccolo sogno nel cassetto che, tuttavia, non avrà reso contenti i fan disabituati alla ricerca sonora e ai colpi di scena. Ma va bene così. Less is more, come si suol dire.






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