Bambara - Birthmarks

2025 (Wharf Cat/ Bella Union)
gothic-rock, post-punk
I gemelli Blaze e Reid Bateh non smentiscono la loro fama di incendiari musicisti goth-rock. Forti di un nuovo contratto discografico con la Bella Union di Simon Raymonde, i Bambara (il trio è completato da William Brookshire) si ripresentano al pubblico con l'opera più drammatica e matura della propria carriera.
Viscerale e musicalmente impeccabile, la formula musicale della band americana si rinnova concedendo ulteriore spazio all'elettronica e a quell'indolenza che è ormai endemica della musica post-punk.

"Birthmarks" intercetta ancora la rabbia sorda dei Gun Club e la graffiante poetica noir di Nick Cave, la scrittura è solida e ancor più sfaccettata, e apre nuove inaspettate frontiere espressive, rese possibili non solo da un budget più cospicuo rispetto al passato, ma anche dalla longa manus del produttore Graham Sutton (ex-Bark Psychosis).
Il progetto viaggia su due livelli espressivi differenti eppur complementari, la prima parte è una scarica di adrenalina pura che offre almeno un paio di potenziali hit-single da non consumare in fretta e furia, mentre la facciata B (sì, la divisione è quella tipica dei vecchi amati vinili) è una riuscita incursione nell'America più noir e malsana, quella raccontata anche da Leonard Cohen e Johnny Cash, qui riletta con il nichilismo di una generazione che ha perso fiducia nel futuro.

È trasparente la desolazione emotiva che permea le note di "Hiss", la rabbia cova e pulsa con graffi chitarristici che ne frantumano la pur ricca trama melodica ed è pronta a esplodere nella liturgia rock'n'roll e psichedelica di "Letters From Sing Sing". Quel che segue è un trittico incandescente: i Bambara giocano con groove trip-hop gettandoli nelle fauci del dream-pop al pari dei Massive Attack nella splendida "Face Of Love", corteggiano le facezie pop con il ruvido e rozzo elettro-pop di "Holy Bones" e restano iconici e oscuri nella preghiera laica e diabolica di "Pray To Me".
Il cambio di scena che avviene con "Elena's Dream" è palesemente frutto delle alchimie di Graham Sutton: spoken voice e atmosfere alla David Lynch introducono toni più cupi e solitari, prontamente definiti con una delle melodie più intense e struggenti del disco, "Because You Asked", i cui echi riemergono con strane assonanze country/western in "Smoke".

Con "Birthmarks" i Bambara ridisegnano gli spazi della propria musicalità. Allo stridere delle chitarre si è avviluppata un'inquietudine che evoca notti solitarie on the road, le canzoni sono liricamente spavalde, ben arrangiate e rifinite con classe, e la frenesia degli esordi è ancora presente tra le maglie di un sound che flirta con l'epica del rock per un deciso passo fuori dallo status di cult band.

Tracklist

  1. Hiss
  2. Letters From Sing Sing
  3. Face Of Love
  4. Pray To Me
  5. Holy Bones
  6. Elena's Dream
  7. Because You Asked
  8. Dive Shrine
  9. Smoke
  10. Loretta






Bambara sul web