I gemelli Blaze e Reid Bateh non smentiscono la loro fama di incendiari musicisti
goth-rock. Forti di un nuovo contratto discografico con la Bella Union di
Simon Raymonde, i
Bambara (il trio è completato da William Brookshire) si ripresentano al pubblico con l'opera più drammatica e matura della propria carriera.
Viscerale e musicalmente impeccabile, la formula musicale della band americana si rinnova concedendo ulteriore spazio all'elettronica e a quell'indolenza che è ormai endemica della musica
post-punk.
"Birthmarks" intercetta ancora la rabbia sorda dei
Gun Club e la graffiante poetica noir di
Nick Cave, la scrittura è solida e ancor più sfaccettata, e apre nuove inaspettate frontiere espressive, rese possibili non solo da un budget più cospicuo rispetto al passato, ma anche dalla
longa manus del produttore Graham Sutton (ex-
Bark Psychosis).
Il progetto viaggia su due livelli espressivi differenti eppur complementari, la prima parte è una scarica di adrenalina pura che offre almeno un paio di potenziali
hit-single da non consumare in fretta e furia, mentre la facciata B (sì, la divisione è quella tipica dei vecchi amati vinili) è una riuscita incursione nell'America più noir e malsana, quella raccontata anche da
Leonard Cohen e
Johnny Cash, qui riletta con il nichilismo di una generazione che ha perso fiducia nel futuro.
È trasparente la desolazione emotiva che permea le note di "Hiss", la rabbia cova e pulsa con graffi chitarristici che ne frantumano la pur ricca trama melodica ed è pronta a esplodere nella liturgia rock'n'roll e psichedelica di "Letters From Sing Sing". Quel che segue è un trittico incandescente: i Bambara giocano con
groove trip-hop gettandoli nelle fauci del
dream-pop al pari dei
Massive Attack nella splendida "Face Of Love", corteggiano le facezie pop con il ruvido e rozzo elettro-pop di "Holy Bones" e restano iconici e oscuri nella preghiera laica e diabolica di "Pray To Me".
Il cambio di scena che avviene con "Elena's Dream" è palesemente frutto delle alchimie di Graham Sutton:
spoken voice e atmosfere alla
David Lynch introducono toni più cupi e solitari, prontamente definiti con una delle melodie più intense e struggenti del disco, "Because You Asked", i cui echi riemergono con strane assonanze
country/
western in "Smoke".
Con "Birthmarks" i Bambara ridisegnano gli spazi della propria musicalità. Allo stridere delle chitarre si è avviluppata un'inquietudine che evoca notti solitarie
on the road, le canzoni sono liricamente spavalde, ben arrangiate e rifinite con classe, e la frenesia degli esordi è ancora presente tra le maglie di un
sound che flirta con l'epica del rock per un deciso passo fuori dallo
status di
cult band.