A pochi mesi dal personale picco creativo della sola
Giulia Impache, "In:Titolo" (2025), il collettivo di provenienza Pietra Tonale si presenta a pieno titolo e in tutto il suo splendore alchemico-strumentale con "Disco uno": "Devotion" espande l'
easy listening extraterrestre degli
Air entrando in distorcenti varchi spaziotemporali e "Aix To Mun" al limite di una drastica non-consequenzialità all'inizio decostruisce un po' stentatamente i
Penguin Cafe Orchestra, quindi diventa un satanico balletto space-rock, poi si reintegra in elegia cameristica e infine si polverizza in gorgheggi su sincopi elettroniche. "Petricore" è il loro
tag, il manifesto di stile, nemmeno due minuti di loro "hardcore", dove tutti i mezzi a disposizione vengono sfruttati alla massima intensità.
Quando la medesima Impache entra in scena impersonando il ruolo di
frontwoman sui generis nascono un
lied scarnificato dalle dissonanze su un
pattern elettronico tribale minimalista come "Selce" e un salmo decadente alla
Ruggiero poggiato su brandelli elettroacustici (e una grande parte di violino) come "Sar Oh Dedida", in cui tutti poi suonano come dei
Can sofficissimi (o certa
Jane Siberry del periodo "No Borders Here") entrando in una nuova dimensione.
In "Ronzeze" bisbiglia come farebbe
Liz Fraser mentre monta una sceneggiata dub di sabba. "Nap" spinge "Selce" all'estremo delle possibilità, un calderone di radiosegnali, vagiti, rovesci orchestrali, mentre si rapprende via via un tema jazz di lentezza sorniona.
Primo album pensato e inciso da parte del "collettivo orchestra" torinese, che aveva però già dato ottimi esempi di competenza improvvisativa nei
live in studio "Orcheisthai" (2021) e "3 Textures" (2021), oltre alla mezz'ora di "Coetus 343" (2022) e "Il gioco della campana" (2023). Tre le direttrici fondamentali: il
downtempo in veste sinfonica, la
big-band jazzistica di recente brevetto, le rielaborazione elettroniche. È un fascinoso, imprevedibile labirinto di tecniche e calligrafie (e lingue nel canto) innervato d'innovazione, ricco d'estreme ricercatezze d'arrangiamento. Per non parlare dello scavo timbrico (sentire le due "Melodia"). A mancare è forse un autentico brano-fulcro a spiccare, e di sicuro non sta nell'inclusione quasi a forza della ballata "In Iterpo Elo" (2024), già singolo co-scritto con Impache. Ma c'è pur sempre "Petricore". Un direttore (Simone Farò) per trenta musicisti.