Uno degli aspetti più affascinanti di chi ha vissuto appieno la stagione della
new wave è l'incanto che ancora avvolge la percezione della realtà, stimolando a una ricerca che non resta fine a se stessa, ma inaspettatamente rinverdisce la peculiarità di anni glaciali, complessi, densi di suggestione.
I Fockewulf 190 nascono di fatto nel 1980, a inaugurare un decennio che, musicalmente, per quanto controverso, risulterà destinato a incidere profondamente anche sulle coscienze più riluttanti.
Un parto algido, manierato, denso di
make-up, dalla genitura di tutto rispetto: il cantante Dario Dell'Aere e il tastierista Victor Life, reduci da esperienze di natura
bowiana e
ultravoxiana, nel 1982, incidono insieme al chitarrista Stan After il primo singolo, "No Sex", con la sigla Ice Eyes. "No Sex" è il tramite attraverso cui ottenere un contratto discografico, con il quale, dopo il cambio del nome in Fockewulf 190, escono i due singoli
electrodance "Body Heat" e "Gitano" che, da subito, impongono la band nella scena
underground europea. Ne segue un tour nel 1984, in cui viene presentato il primo album ufficiale che però non vedrà mai la luce, per via di alcune vicende personali interne alla band.
Dopo alcune esperienze soliste e un timido ritorno nel 1988, con una cover degli
Heaven 17, gli anni Novanta della band sono caratterizzati da un profondo interesse verso la cultura esoterica e la Cabbalah, esperienze che non giaceranno nelle oscurità dei singoli inconsci, ma che offriranno nuovi spunti per tornare, in questo 2009, con il 12" "Oh Oh Oh", le cui liriche sono scritte da Markus Moonlite
aka Marco Bercella, nostro collega su queste pagine e raffinato cultore della scena.
L'Ep si apre con la
title track, svelando squarci di metallo siderale, forgiato dalle tastiere di Victor Life, e dall'oscurità
à-la Sisters of Mercy che avvolge la voce di Dell'Aere.
"Magic World", remixata dal compositore Maurizio Piazza, è assoluta linea di confine tra i primi e i secondi
Ultravox, in uno scambio di identità tra
John Foxx e
Midge Ure così cinematico da sembrare un processo del tutto naturale.
Seta blu notte avvolge la tensione mistica eppur sensuale di "In My Soul", traccia di rarefatta eleganza, prima di richiamare alla memoria un tempo di antica, fascinosa e selvaggia marzialità, decantata dalla
special guest Dea Lux nella nuova versione di "Gitano", tocco di classe in una
playlist electro-wave destinata a palati fini.
Poco meno di venti minuti sufficienti a lasciare che un vento lunare trascini via con sé la banalità della patina quotidiana, per effondere pulviscoli inafferrabili eppur rilucenti. L'Ep è stato stampato in
limited edition (mille copie in vinile), è disponibile su
iTunes e fa da apripista a prossime imminenti uscite.