La via italiana al
goth raffinato e di qualità passa anche da Roma: nella città eterna risiede infatti la creatura di Riccardo Sabetti (già bassista/chitarrista negli
Argine) che, con questo "Ghosts In My Eyes", arriva al terzo lavoro in studio, forte anche della produzione di Steven Hewitt, l'ex-batterista dei
Placebo, e di Paul Corkett (tecnico del suono per gli stessi Placebo,
Cure,
Nick Cave e altri ancora).
Analogamente a quanto fatto dagli
Spiritual Front con il neo-folk, gli Spiral69 filtrano con classe, attraverso una sensibilità intimista e personale, un
sound - in questo caso la
wave "anni Zero" - che altrove, spesso e volentieri, sa di già sentito.
Le prime note di "Waves" delineano la cifra stilistica del progetto, caratterizzata da sonorità atmosferiche e incredibilmente catchy, e una voce profonda e sensuale a narrare otto storie di fantasmi (interiori).
Gli Spiral 69 hanno comunque diverse anime, diversi spettri da esorcizzare, e se "No Heart" o la title track ce li presentano in veste dolcemente conturbante, altrove i nostri sporcano il loro sound sconfinando in territori industrial-rock ("Dirty"), o si avvalgono dell'elemento sintetico per disegnare traiettorie precise come un orologio svizzero, ma per nulla fredde o impersonali ("Please").
Abili nel combinare sonorità acustiche (affidate a piano e archi) ed elettrico-sintetiche (ereditate dai Pixel, il precedente progetto del Sabetti), gli Spiral69 sono "pop" nel senso più nobile del termine: "Ghosts In My Eyes" contiene otto gothic love songs con le potenzialità per suscitare consensi decisamente trasversali, a testimonianza della maturità raggiunta dai Nostri.