ELIANE RADIGUE - Occam Ocean 1

2017 (Shiiin)
minimalismo

Per Éliane Radigue, decana della composizione sperimentale francese, tutti noi siamo immersi in un oceano di copiose onde sonore che legano il nostro pianeta, il Sole e tutti gli altri sistemi e galassie che costituiscono l’universo. È stata investita da questa vertiginosa illuminazione negli anni Settanta, periodo in cui ha abbracciato la pratica buddhista incoraggiata dal mentore Terry Riley, pensiero e stile di vita che hanno continuato a nutrire la sua longeva ricerca attorno all’ampio spettro sub-armonico celato nei toni continui.

A un lungo periodo di esplorazione incentrata sulle potenzialità acustiche del sintetizzatore modulare ARP 2500 è seguita, alle soglie del nuovo millennio, una fase di ritorno alla composizione (senza partiture) per strumenti classici – o meglio, per strumentisti in quanto persone e anime singolari, coi quali instaurare un rapporto di dialogo percettivo e reciproca accoglienza.

Come per se stessa, ai musicisti che coinvolge Radigue non richiede particolare talento ma una ferrea disciplina, necessaria per ascoltare e riconoscere le particelle microtonali derivate da tecniche estese, intonazioni e accordature talvolta imperfette o inortodosse, ma utili a sondare i sottili filamenti di una musica “endogena” altrimenti irraggiungibile; un virtuosismo della pazienza, di una cura del suono prolungata nel tempo per dare origine a corpi sonori pienamente conformati pur nella loro apparente fissità.

“La semplicità è quanto di meglio ci sia”, si leggeva in un trattato del filosofo Guglielmo da Occam, che assieme alle molteplici forme dell’elemento acqua (oceani, torrenti, ruscelli sotterranei…) è l’ispiratore di questa serie senza termine prestabilito, aperta a qualunque musicista intenda prendervi parte con totale devozione. Rhodri Davies (arpa), Carol Robinson (birbynė, clarinetto) e Julia Eckhardt (viola), assieme alla violinista italiana Silvia Tarozzi, sono stati i primi a scegliere con Radigue un’immagine legata all’acqua che potesse rispecchiare l’immersione tra le pieghe nascoste dei loro strumenti.

A motivo dei presupposti teorici e della pratica intransigente adottata, i brani più affascinanti e rivelatori rimangono quelli per solista, capaci di trascendere la comune identità del medium sonoro e divenire casse di risonanza per le armonie che la compositrice aspira a raggiungere in senso assoluto, esteriore e interiore.

Il più efficace esercizio di riduzione è “Occam I”, dove l’arpa del gallese Davies viene utilizzata solamente su una corda di Re diesis, fatta vibrare con uno o due piccoli archetti; come nel corso dei millenni l’acqua ha definito i contorni di ciò che lambisce, così la stimolazione ininterrotta dello strumento opera una quieta e progressiva erosione che conduce il suono acustico a una biforcazione, producendo a tratti un effetto simile alle diplofonie del canto tuvano e degli estremismi vocali di Demetrio Stratos.

Più scarna e flebile “Occam III”, la meditazione di Carol Robinson al birbynė, strumento a fiato del folklore lituano: mantenendo un difficile controllo sull’intensità del soffio, la performer franco-americana raggiunge e alimenta acuti simultanei e indipendenti dalla nota centrale, tecnica simile alle perforanti distorsioni naturali del sassofono in ambito avant-jazz.

Principia in sordina anche la viola di Julia Eckhardt in “Occam IV” – sorta di aggiornamento del dittico scelsiano “L’Âme ailée / L’Âme ouverte” – solenne e maestosa nello spontaneo ampliarsi e diramarsi da una sola corda alla pienezza dell’accordo di Sol, soggetto in misura minima a screpolature nella non facile conservazione della tonalità originaria.

I brani in duo e trio, tuttavia, dimostrano con maggior evidenza le capacità di reciproco ascolto e comunanza nella definizione degli elementi acustici, come facce equivalenti di solidi geometrici perfetti, tracciati entro uno spazio acromo ove è possibile immaginare una prospettiva infinita e invisibile. In “Occam Delta II” il tremulo dialogo di clarinetto basso, viola e arpa, resi quasi indistinguibili, avvicina le avanguardie radicali di Antoine Beuger e dell’onkyo giapponese anelando a una mistica e sublime povertà.

Con la stessa coerenza che ha guidato gli anni di ricerca elettronica, Radigue giunge con Occam a una puntuale catalogazione del proprio pensiero musicale, un’estetica pura e primigenia nella quale alberga l’anima del suono artificiale, alfine pienamente ricondotto alla dimensione umana. Un compimento attraverso il quale l’etichetta parigina Shiiin dà avvio a una serie di pubblicazioni monografiche che si prospetta imprescindibile per chiunque sia interessato a sondare l’essere-tempo che costituisce il fulcro di molta parte della composizione sperimentale contemporanea.

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31/12/2017

Tracklist

  1. Cd 1
  2. 1. Occam River I
  3. 2. Occam I
  4. 3. Occam III
  5. Cd 2
  6. 1. Occam IV
  7. 2. Occam Delta II

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