Klara Lewis & Simon Fisher Turner - Care

2018 (Editions Mego)
elettronica sperimentale

Un anno e mezzo fa, l’inatteso ritorno in scena di Simon Fisher Turner (“Giraffe”, 2017) era per Editions Mego l’occasione di includere nel proprio roster il nome di un veterano del collage sonoro e della più vorace sperimentazione elettronica – con un eclettico curriculum che addirittura risale alla meteora new wave The The. Non è improbabile che al giorno d’oggi la maggior parte degli ascoltatori abbia più familiarità coi lavori e le performance della giovane sound artist svedese Klara Lewis, classe 1993 e figlia di Edvard Graham Lewis dei Wire.

Con questa comune ascendenza ottantiana potremmo giustificare l’incontro in studio fra due rappresentanti di generazioni piuttosto lontane tra loro: ma in verità l’ascolto di “Care” rivela ben presto la loro sensibile affinità artistica, consistente in un approccio ragionato e minuzioso alla materia sonora nel quale ciascuna sorgente, per quanto “estranea”, ha la stessa valenza narrativa delle altre nel disegno complessivo dell’opera. Dunque l’esatto contrario di un processo randomico, e la rivendicazione di un artigianato d’ascendenza analogica che solo di recente sembra esser tornato a ispirare gli emergenti del settore.
Giustapposizione e contrasto, a volte bruschi, più spesso delicatamente armonici, in ogni caso totalmente liberi di attingere a svariati abbozzi originali e found sounds: echi indistinti da discoteche po-mo (“8”), nenie d’epoche e terre lontane (“Tank”), cullanti droni e melodie sintetiche (“Drone”, “Mend”), frammenti di musique concrète e fulminei sprazzi di detriti digitali.

Non si percepisce mai un senso di accumulo, quanto piuttosto un inedito confluire nel dominio del possibile, per mezzo di alternanze e coesistenze forzose cui i due artisti hanno voluto dar voce prima di chiunque altro. Un modus operandi che apre la strada a infinite e segrete fascinazioni, con l’ulteriore privilegio di poter sfuggire a stringenti descrizioni, incasellamenti e interpretazioni – per forza di cose sommarie e fors’anche pretestuose. È tutto unicamente racchiuso nell’opera stessa, come la sfuggente identità di un’installazione contemporanea che esige di abbandonarsi alla sua alterità estetica per poter emanare la propria singolare aura.

Tracklist

  1. 8
  2. Drone
  3. Tank
  4. Mend

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